Cronaca

Canale: "Urgente regolamentare gli strumenti di autotutela della Polizia Locale"

Il richiamo dell'assessore alla Sicurezza durante la commissione Affari Istituzionali ed enti locali della Regione: "La Polizia locale è chiamata a svolgere funzioni sempre più complesse in materia di sicurezza urbana, prevenzione del degrado e presidio del territorio"

L'assessore Sanro Canale durante l'audizione di oggi in Regione
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Modifiche alla legge regionale sulla Polizia Locale; istituzione della figura dello Street Tutor nel contesto di un sistema integrato di sicurezza; istituzione della Fondazione lombarda per le vittime di reato. Sono questi i tre principali argomenti sui quali è intervenuto l’assessore alla Sicurezza Santo Canale nel corso di un’audizione svoltasi nel pomeriggio di oggi, mercoledì 8 aprile, in occasione della Commissione Affari istituzionali ed enti locali di Regione Lombardia.

Le principali modifiche alla legge regionale 1° aprile 2015, n. 6 riguardano l’associazione tra più enti territoriali così da rafforzare la cooperazione tra i territori nella gestione soprattutto della sicurezza urbana; la presenza di almeno due operatori permanentemente collegati a una sala operativa durante i servizi di pattugliamento nei Comandi con più di 18 operatori che svolgono servizi esterni; la costituzione di nuclei specialistici di polizia locale, formati da operatori qualificati suddivisi per specialità di impiego per affrontare al meglio fenomeni complessi che richiedono competenze specifiche; la promozione di accordi con le Regioni confinanti per sviluppare maggior uniformità delle livree dei veicoli e dei mezzi, in modo che i cittadini riconoscano immediatamente un veicolo della Polizia Locale, indipendentemente dal Comune o dalla Provincia.

Ques’ultimo viene ritenuto un aspetto cruciale per la fiducia, la percezione di sicurezza e la facilità di richiesta di aiuto in caso di necessità.

In secondo luogo, come previsto dal progetto di legge di iniziativa consiliare, gli Street Tutor sono operatori opportunamente addestrati e specializzati nella prevenzione di rischi e nella mediazione dei conflitti. Il loro ruolo principale è intervenire in situazioni  potenzialmente problematiche e risolverle pacificamente prima che degenerino, con compiti di monitoraggio, segnalazione e supporto alla Polizia Locale. Lo scopo è di evitare,  per quanto possibile, di ricorrere esclusivamente a divieti e repressioni, permettendo agli amministratori locali di avere una conoscenza ancora più approfondita della realtà cittadina, così da attuare interventi sempre più puntuali e mirati.

La Fondazione, ispirandosi ai principi di solidarietà, sussidiarietà e universalità, come prevede il progetto di legge di iniziativa consigliare, opererà senza fini di lucro e interverrà a favore delle vittime di reato doloso grave e dei loro familiari, per affrontare le conseguenze immediate e favorire il superamento del trauma subito.

Sono state infine richiamate le proposte avanzate in maniera congiunta da tutti i comuni capoluoghi di provincia della regione Lombardia, nate dalla necessita di adeguare il quadro normativo e organizzativo che regola l’attività della Polizia Locale, chiamata a svolgere funzioni sempre più complesse in materia di sicurezza urbana, prevenzione del degrado e presidio del territorio.

Un particolare approfondimento su cui ha insistito l’assessore Canale è quello  relativo alla necessità impellente di regolamentare gli strumenti di autotutela, disciplinati dal regolamento regionale che tuttavia talvolta, come è capitato nel comune di Bergamo, trova limiti nella sua applicabilità a causa di note ministeriali che ne inibiscono l’utilizzo mentre, allo stesso tempo, sono in dotazione in comuni limitrofi.

Per fare un esempio, il  bastone estensibile è ammesso dal regolamento regionale ma il Ministero ne ha limitato l’utilizzo. “Ho chiesto nuovamente a Regione Lombardia di interloquire con il Governo per sciogliere una volta per tutte questa situazione, già più volte segnalata. Come comune non vogliamo investire indotazioni del cui utilizzo non abbiamo certezza: sarebbe spreco di denaro pubblico”, ha detto Canale.

Altro tema caldo è stato l’accesso per le polizie locali alla banca dati SDI, ad oggi in uso a tutte le altre forze dell’ordine, rispetto al quale sembrerebbero intravedersi alcune novità grazie all’approvazione di un emendamento di maggioranza alla riforma della Polizia Locale sulla quale sta lavorando il Governo.

“Se anche la Polizia Locale avrà finalmente accesso alle banche dati del Ministero dell’Interno e dei Trasporti sarà una svolta attesa da oltre 30 anni ma solo a fronte dell’effettiva approvazione in Senato gli agenti potranno finalmente superare un limite che ne condizionava l’efficacia operativa. Qualcosa si è mosso ma attendiamo l’ufficialità, sperando in tempi rapidi”, ha commentato Canale.

“Le necessità delle polizie locali sono molteplici, svolgendo una funzione sempre più equiparabile a quella di tutte le altre forze dell’ordine è assolutamente necessario che non solo gli strumenti, ma anche le tutele, siano adeguati. Per questo la legge regionale 6 del 2015 deve essere urgentemente revisionata, quantomeno per uniformare la disciplina a livello regionale dove ancora purtroppo si evidenziano polizie locali di serie A e di serie B.”

Attenzionata anche la figura dello street tutor. “Sulla base del modello emiliano-romagnolo e di alcune città lombarde come Brescia, si è evidenziata l’efficacia di questa figura che, adeguatamente formata e supportata, è preposta a svolgere funzioni di prevenzione e mediazione nei contesti urbani più sensibili alla cosiddetta “malamovida”, fenomeno purtroppo in rapida espansione su tutto il territorio nazionale. Anche sotto questo profilo è necessario che Regione intervenga regolamentandone l’introduzione.”

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