Il padre di Hamza rompe il silenzio: "Gli urlavano 'sei uno sbirro' con coltelli alla gola e al corpo"
Avmen Salama, padre di Hamza, dopo giorni di dolore, racconta le ultime ore di vita di suo figlio, svelando i possibili motivi dell'omicidio
Ha deciso di rompere il silenzio durato giorni. Silenzio e dolore seguiti all’omicidio del figlio Hamza Salama, il ragazzo egiziano di vent’anni ucciso a sprangate e coltellate nel giorno di Pasquetta, in via Brescia a Crema.
Avmen Salama, padre di Hamza e altri sette figli, residente in via Vittorio Veneto, quartiere di San Bernardino, era intervenuto a sedare un litigo nei pressi dei Giardini Margherita Hack la sera dell’omicidio, senza sapere che fosse coinvolto suo figlio.
“La sera di Lunedì di Pasquetta – ci racconta Avmen Salama – stavo rientrando a casa, verso le 22. Ho parcheggiato e ho sentito delle urla provenire dal parco, dai giardini. Sentivo urlare, piangere qualcuno che chiedeva aiuto. Era molto buio il parco. Ho seguito le voci e quando sono arrivato in un posto isolato, in un angolo del parco, ho trovato tre persone che minacciavano con spranghe e coltelli mio figlio. Due marocchini, – tra cui il 17enne che è stato arrestato per l’omicidio ndr – e uno dell’Europa dell’Est. Mio figlio mi ha riconosciuto e mi ha detto: ‘Papà, io non ho fatto niente, io non ho detto niente, io non so niente’”.
“Aveva un coltello puntato al collo – aggiunge Avmen -, uno al fianco e uno allo stomaco mentre, con la spranga, lo tenevano bloccato al collo, contro la rete. Appena hanno capito chi fossi, il padre di Hamza, hanno rivolto i coltelli contro di me dicendo: ‘Tuo figlio è uno sbirro e lavora per i Carabinieri’. Io li conoscevo e sono riuscito a riportarli alla calma. Ho detto: ‘Ragazzi, calma, non litigate. Calma, siete fratelli, siete amici, siete amici!”
“Mio figlio – prosegue Avmen -, già ferito, è riuscito a scappare inseguito da un altro, mentre io sono andato con gli altri due verso il cimitero e li ho calmati. Ma quando sono tornato a casa mio figlio era sparito e ho iniziato a cercarlo fino a quando ho saputo quello che era accaduto. Io penso che mio figlio abbia visto qualcosa dal suo balcone che non doveva vedere. Qualcosa legato allo spaccio e l’hanno accusato di essere uno sbirro”.
Ci spiega, prima di congedarsi, che gli sembrava giusto, dopo giorni di silenzio, raccontare quello che era successo per aiutare a fare luce sui moventi dell’omicidio. Poi ci saluta perché, nel frattempo, ha saputo che è arrivata la salma di suo figlio in città a Crema.
Sono in arrivo anche i fratelli di Hamza che non vivono qui e lo hanno raggiunto. Altri fratelli, gli zii di Hamza. Il rito funebre si terrà a Ombriano nel centro culturale islamico. Poi la salma volerà in Egitto per la sepoltura.
Prima di andarsene, Avmen Salama, il papà di Hamza, ci tiene a ringraziare il lavoro straordinario che hanno fatto le forze dell’Ordine, il Comandante del Carabinieri della Compagnai di Crema, Armando Laviola, il sindaco Fabio Bergamaschi, il centro islamico e tutta la comunità cremasca per la vicinanza che hanno mostrato in questo momento di dolore.