Nuova Pac, ordine del giorno bipartisan approvato in consiglio comunale
Il sindaco Virgilio ha evidenziato come "una Pac forte serve anche a governare le grandi sfide del nostro tempo: dall’acqua, al clima, alla qualità del suolo
Approvato all’unanimità l’ordine del giorno bipartisan sulla Pac, presentata in consiglio comunale, e frutto di una condivisione tra maggioranza e minoranza. Al centro della questione, la definizione della nuova Pac post-2027, che sta generando “forte preoccupazione tra gli operatori del settore agricolo italiano” si legge nel documento.
“La proposta della creazione di un fondo unico nazionale all’interno del Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp) dell’Unione europea, rischia di indebolire fortemente le politiche di sostegno strutturale al comparto” ha spiegato la consigliera Jane Alquati, che ha letto il documento in veste di portavoce.
“Questo nuovo assetto porterebbe infatti ad un decentramento della governance della politica agricola comune, trasformandola in un sistema frammentato e disomogeneo, con gravi ripercussioni sulla competitività delle imprese agricole italiane”.
Per i consiglieri del Comune di Cremona, “è necessario che la Pac rimanga al centro delle strategie dell’Ue a sostegno di un sistema alimentare e agricolo sicuro, sostenibile e competitivo, che valorizzi in primo luogo il lavoro degli agricoltori nella veste di custodi dell’ambiente e del territorio”.
Con il documento, il Consiglio impegna sindaco e giunta a opporsi a queste modifiche, a sollecitare il Governo a difendere gli interessi degli agricoltori italiani in Europa e a promuovere una PAC che resti centrale per sostenibilità, sicurezza alimentare e sviluppo del territorio. Viene inoltre chiesta maggiore partecipazione di Regioni e operatori del settore e la tutela della competitività della filiera agroalimentare, anche attraverso clausole di reciprocità negli scambi commerciali.
Il sindaco Andrea Virgilio ha quindi espresso il proprio parere, a sostegno del documento: “Credo che qui non si stia discutendo di una questione di settore, ma di una scelta politica più ampia: che idea abbiamo dell’agricoltura, del cibo, del territorio e persino dell’Europa” ha detto il primo cittadino.
Quella espressa nell’ordine del giorno, ha sottolineato il sindaco, è una preoccupazione seria, concreta, non propagandistica. Anche il dibattito europeo di questi mesi dimostra che il tema è aperto e che molte perplessità sono condivise ben oltre i confini del nostro Paese”.
“Difendere l’agricoltura oggi non significa difendere il passato” ha aggiunto il sindaco. “Significa difendere una infrastruttura strategica del presente e del futuro. La stessa Commissione europea, nella sua visione per l’agricoltura e il cibo, riconosce che il sistema agroalimentare europeo deve affrontare costi crescenti, crisi climatiche e tensioni nelle catene di approvvigionamento, garantendo insieme competitività, sostenibilità e sicurezza alimentare. Ecco perché il nodo non è conservare l’esistente; il nodo è evitare che la transizione venga pagata quasi interamente da chi produce”.
A fronte di richieste sempre più stringenti per gli agricoltori europei. “non possiamo imporre regole molto avanzate alle nostre imprese e poi aprire il mercato a prodotti provenienti da contesti dove quegli standard non valgono” ha detto Virgilio. “Le clausole di reciprocità, richiamate dalla mozione, non sono protezionismo: sono una condizione minima di giustizia economica e di concorrenza leale”.
Altro tema essenziale è quello del ricambio generazionale: “In Europa i giovani che entrano davvero in agricoltura sono troppo pochi” ha spiegato il sindaco. “Se rendiamo la Pac più incerta, più debole, più complicata, noi non colpiamo soltanto le aziende di oggi; rendiamo meno attraente l’agricoltura per le generazioni di domani. E senza giovani agricoltori non c’è né innovazione né sostenibilità che possa reggere nel tempo”.
Per una città e un territorio come il nostro, tutto questo è ancora più importante: “Cremona non parla di agricoltura per astrattezza o per rituale” ha spiegato ancora. “Parla di un sistema produttivo reale: zootecnia, latte, trasformazione agroalimentare, innovazione, fiera, lavoro, presidio territoriale. Parla di un pezzo della propria identità economica e sociale. E parla di un settore che non è marginale nemmeno per il Paese, se è vero che l’agroalimentare italiano continua a rafforzare la propria presenza internazionale e a rappresentare una componente essenziale del Made in Italy”.
“Infine, vorrei dire che una Pac forte non serve solo a sostenere il reddito” ha concluso Virgilio. “Serve anche a governare le grandi sfide del nostro tempo: l’acqua, il clima, la qualità del suolo, la resilienza delle filiere, la capacità di produrre cibo in modo sostenibile. Se l’Europa riconosce oggi la resilienza idrica come priorità strategica, allora deve anche riconoscere che l’agricoltura non può essere trattata come una voce comprimibile del bilancio, ma come una funzione essenziale di interesse pubblico europeo”.