Le 21 Madri Costituenti: un omaggio alle donne che hanno plasmato la nostra Repubblica
In Sala Quadri la presentazione del libro di Caterina Caparello: un incontro su diritti, lavoro, partecipazione e presenza femminile nella Costituzione.
Un incontro per riportare al centro le donne che contribuirono a scrivere la Costituzione e, insieme, una riflessione sul presente. La Sala Quadri del Comune di Cremona ha ospitato la presentazione del libro “Le 21 Madri costituenti” di Caterina Caparello, edito da La Lucerne con prefazione di Livia Turco, in un appuntamento promosso dal gruppo consiliare Fare Nuova – Cremona Attiva, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio comunale.
A introdurre l’incontro è stato Paolo La Sala, alla sua prima uscita ufficiale da presidente di Fare Nuova. Un passaggio che ha assunto anche un valore politico e generazionale. La Sala ha ringraziato chi lo ha preceduto, a partire da Enrico Manfredini, sottolineando il senso di una scelta che guarda ai giovani: “La città ha bisogno dei giovani. Non basta volerli ascoltare, c’è una necessità reale. Molti ragazzi vedono la politica come qualcosa di lontano. Noi stiamo provando a incontrarli partendo dall’ascolto”.
Il saluto istituzionale è stato affidato al presidente del Consiglio comunale Luciano Pizzetti, che ha ringraziato Fare Nuova – Cremona Attiva per un’iniziativa dedicata ai “grandi temi fondativi della Repubblica”. Pizzetti ha definito il volume “un libro di testimonianza”, capace di restituire il contributo di ventuno donne diverse per provenienza politica e storia personale, ma unite nella costruzione della Carta costituzionale.
La vice sindaca Francesca Romagnoli ha richiamato il valore attuale del tema. Non un incontro “di donne”, ma un incontro “per le donne e per tutti”, per riconoscere il ruolo di chi ha aperto una strada. “Bisogna riconoscere il loro valore e la loro tenacia”, ha detto, ricordando come molte conquiste oggi date per acquisite derivino anche da quelle battaglie. “Se oggi parliamo di lavoro dignitoso e di diritti delle donne lo dobbiamo anche a loro. La società è cambiata, ma ci sono ancora situazioni da scardinare”.
Caterina Caparello ha raccontato il libro come una galleria di ritratti, ma anche come un percorso attraverso una parola chiave: presenza. “La presenza delle donne non è mai stata scontata – ha spiegato -. Donne appartenenti a partiti diversi, comuniste, democristiane, socialiste, una del Fronte dell’Uomo Qualunque, ma capaci di trovare un obiettivo comune”.
Tra le figure richiamate, Teresa Mattei, “la ribelle”, partigiana, comunista, capace fin da giovanissima di opporsi alla propaganda razzista e poi di combattere anche in prima linea. Caparello ne ha ricordato il carattere, la capacità di “puntare i piedi”, anche nei confronti del proprio partito. Accanto a lei, Filomena Delli Castelli, democristiana abruzzese, meno citata ma centrale nel racconto: andava casa per casa, nei paesi e nelle campagne, a spiegare alle donne come si votasse. Non per indicare un partito, ma per consegnare loro uno strumento di libertà.
Uno dei passaggi più significativi riguarda proprio l’ingresso delle donne nell’Assemblea Costituente. Su 556 deputati, le donne erano 21. E la modulistica consegnata agli eletti prevedeva, accanto al nome del deputato, la voce “moglie”. Alcune costituenti la cancellarono o la corressero, rivendicando così anche simbolicamente la propria presenza. Non erano lì come mogli: erano elette, rappresentanti, protagoniste della costruzione repubblicana.
Il confronto ha toccato anche il linguaggio, a partire dalla figura di Bianca Bianchi, spesso raccontata più per l’aspetto fisico che per il contributo politico. Caparello ha richiamato la responsabilità delle parole. Ampio spazio anche alla maternità, non come destino unico della donna ma come tema politico e sociale. Caparello ha ricordato Adele Bei, arrestata e confinata dal regime fascista, attaccata proprio sul piano della maternità perché accusata di aver “abbandonato” i figli. Una colpa usata contro di lei, mentre la sua scelta di lottare era, al contrario, un atto d’amore verso i figli e verso il futuro. Romagnoli ha collegato questo tema al presente, ricordando come l’indipendenza economica resti ancora oggi una condizione decisiva di libertà, anche per chi vive situazioni di fragilità o violenza. Il lavoro, ha sottolineato, non è solo reddito, ma possibilità di scelta, emancipazione, riconoscimento.
Gli interventi della moderatrice, la giornalista Rebecca Loffi, hanno accompagnato il racconto delle 21 madri costituenti, non come figure lontane, ma come donne che hanno posto domande ancora aperte e che consegnano ancora oggi un “patto d’amore” con la democrazia. Donne diverse, spesso divise politicamente, ma capaci di riconoscere un terreno comune.