Quando dovere diventa desiderio: Massimo Recalcati spiega come "educare all'impossibile"
Lo psicanalista protagonista di una lectio magistralis ieri sera al Ponchielli di Cremona. L'incontro parte della rassegna "Il tempo dell'infanzia ... e oltre" del Comune
C’è un senso di profonda autenticità nell’imperfezione.
Nel “sapere di non sapere” – come disse Socrate – cos’è giusto o sbagliato, bianco o nero, a prescindere da tutto. Questo vale nella vita, certo, ma, forse, ancor di più quando si affronta il sempreverde e spinoso tema dell’educazione.
E anche di questo si è parlato ieri sera al Teatro Ponchielli di Cremona, durante un incontro della rassegna “Il tempo dell’infanzia… e oltre”, che ha visto protagonista lo psicanalista e autore di fama nazionale Massimo Recalcati, tornato sul palco cittadino dopo quasi quattro anni.
In un tempo carico di incertezze e di punti fermi che sembrano dissolversi, la domanda di partenza è chiara, semplice nella sua complessità: come bisogna educare? Come devono comportarsi i genitori nei confronti dei figli e gli insegnanti verso gli allievi?
In poco più di un’ora di monologo, Recalcati ha cercato di offrire la sua visione davanti a una platea attenta e gremita.
“Freud diceva che è impossibile governare, psicoanalizzare ed educare – introduce lo specialista –. Perché? Freud pensa ai genitori, ma possiamo includere tutti gli educatori: è impossibile cimentarsi in questi mestieri senza commettere errori. È un mestiere che contempla necessariamente il fallimento. Non esiste una rotta sicura e infallibile che guidi la navigazione”.
“Una cattiva notizia? – aggiunge poi – Forse. Ci barcameniamo, tutti si barcamenano. La buona, però, è che i migliori sarebbero, sempre per Freud, coloro che hanno consapevolezza dell’impossibilità dell’educare. Va da sé il contrario: chi crede di sapere dove sta il bene e il male avrà figli schiacciati da queste visioni”.
Un altro aspetto cruciale, necessario per comprendere la sua tesi, è il legame che unisce genitori e figli, definito “paradossale”: è l’unico che si realizza pienamente quando il legame stesso si scioglie.
“Quando un genitore ha finito il suo lavoro? Quando il figlio si scioglie da lui e può andare avanti da solo – spiega Recalcati –. Abbiamo problemi educativi quando ciò non avviene, quando c’è incollamento. Il grande dono sta nel lasciare andare, nella perdita, nel lutto: tanto per il figlio quanto per l’allievo”.
Dopo le premesse, si arriva al cuore del discorso. Per Recalcati, le regole sono necessarie ma insufficienti: nell’educazione bisogna lasciare spazio all’amore per le irregolarità, per le “storture della vite”.
“È necessario, per entrare in una visione nuova dell’educazione, puntare a iscrivere nel cuore del figlio il senso della legge. Ma che cos’è questo senso della legge? È il senso del ‘non tutto’: non tutto si può sapere, non di tutto si può godere, non si può essere tutto. Tradotto: il senso del limite, anzi dell’impossibile”.
“Il nostro tempo ha dimenticato l’impossibile – prosegue -, ma è ciò che rende la vita umana. Dall’intelligenza artificiale alla scienza, pensiamo che sia necessario vivere a lungo: il culto contemporaneo del benessere è una grande follia ipermoderna. La vita non è vera perché lunga, ma perché è larga: una vita capace di vita”.
Bisogna quindi imparare ad “educare all’impossibile“, affinché diventi “possibile la possibilità del desiderio”.
Recalcati, nella sua spiegazione solo in apparenza complessa, si affida a citazioni, aneddoti e storie personali.
Cosa fare, dunque? Non parole, empatia, dialogo o un ritorno al passato, ma soprattutto un elemento fondamentale: dare testimonianza.
“Il nostro grande compito è testimoniare che il senso del ‘non tutto’ non è contrapposto al desiderio, ma ne è parte integrante. Bisogna amare ciò che si fa e portare testimonianza che il dovere può essere il nome più vero del desiderio”.
“Noi siamo tutti storti: la stortura è inclinazione, è vocazione. E da qui passa — o dovrebbe passare — l’educazione”.
Al termine, dopo i meritati applausi, Massimo Recalcati si è fermato con il pubblico nel Foyer del Ponchielli per un firma copie.
Un’occasione di dialogo con uno dei più importanti rappresentanti del settore, che ha lasciato negli spettatori, se non dogmi o punti fermi, almeno nuovi e significativi spunti di riflessione.