Cronaca

Regali in cambio di ore di lavoro: condannata a tre anni e sei mesi per estorsione

L'imputata era responsabile dell’igiene ambientale in una impresa di pulizie. La vittima l'aveva accusata di averle chiesto denaro in cambio di ore di lavoro in più

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Una 49enne residente a Cremona è stata condannata a tre anni e sei mesi di reclusione per il reato di estorsione sul posto di lavoro. A sporgere denuncia contro di lei era stata una marocchina di 51 anni che l’aveva accusata di averle chiesto denaro e piccoli regali in cambio di ore di lavoro in più. I fatti sono accaduti a Cremona dal 27 novembre del 2017 al giugno di due anni dopo.

All’epoca, l’imputata era responsabile dell’igiene ambientale in una impresa di pulizie dove lavorava la vittima. Secondo l’accusa, la 49enne aveva costretto la dipendente a consegnarle 500 euro in contanti e un portafoglio del valore di 130 euro all’atto della stipula del contratto di assunzione a tempo determinato, sottoscritto presso l’abitazione della 51enne. L’aveva poi costretta a consegnarle varie somme di denaro, per complessivi 500 euro, un tappeto marocchino di 160 euro e all’atto della sottoscrizione del contratto di lavoro per il passaggio a tempo indeterminato, l’imputata si era fatta consegnare un coordinato di collana e bracciale in oro bianco del valore di 600 euro.

Tutto era nato da una causa di licenziamento, in quanto la dipendente marocchina, secondo quanto affermato dall’imputata, “era molto aggressiva con i colleghi, molto minacciosa anche con i dipendenti. La signora era stata licenziata per giusta causa. Aveva fatto minacce anche di morte. All’inizio era molto disponibile, e noi le avevamo anche dato una mano, in quando lei sosteneva che il marito la maltrattasse”.

“A livello di straordinario e a livello di contratti”, aveva spiegato suo tempo la 49enne, “non era il mio ruolo. Era l’azienda che si occupava di quello. Io non avevo alcun potere di dare ore di straordinario“. “Lei voleva farmela pagare perchè era stata licenziata“, si era detta convinta l’imputata. “Pensava fosse colpa mia”.

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