Cultura e spettacoli

“Claosh”: alla Galleria Mangano le opere di Marco Pietracupa

L'artista presenta un corpus di immagini dove il reale viene continuamente destabilizzato: corpi, oggetti, paesaggi emergono con un uso diretto e violento del flash

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Alla Galleria Mangano di via Grado a Cremona dal 27 giugno al 25 settembre si potrà ammirare “Claosh”, la mostra personale di Marco Pietracupa, a cura di Walter Borghisani.

Artista, fotografo e curatore, Marco Pietracupa sviluppa da oltre vent’anni una ricerca che attraversa il linguaggio della fotografia contemporanea superandone continuamente i confini disciplinari. Formatosi all’Istituto Italiano di Fotografia di Milano e attivo tra Bressanone, Milano, Parigi e Londra, ha collaborato con importanti riviste internazionali come Vogue, Dazed & Confused e Harper’s Bazaar, costruendo parallelamente un archivio artistico autonomo e radicale.

Con Claosh, Pietracupa presenta un corpus di immagini dove il reale viene continuamente destabilizzato: corpi, oggetti, paesaggi urbani e dettagli marginali emergono attraverso un uso diretto e violento del flash, trasformandosi in apparizioni sospese tra documento e allucinazione. La fotografia smette così di essere racconto per diventare impatto, interferenza, collisione visiva.

Il titolo della mostra nasce come neologismo: una parola ambigua che sembra oscillare tra chaos e clash, senza appartenere completamente a nessuno dei due termini. “Claosh” non descrive, ma interrompe; introduce un inciampo percettivo simile a quello prodotto dalle immagini di Pietracupa, dove ogni elemento appare familiare e al tempo stesso alterato.

Le opere in mostra — alcune di dimensioni monumentali fino a 220 cm — costruiscono un ambiente immersivo e instabile. Figure umane sospese tra cavi, metalli e strutture artificiali convivono con nature residuali, superfici urbane, fondali sintetici e green screen volutamente imperfetti. L’estetica della disgiunzione evocata da Borghisani si manifesta proprio nello scarto tra l’estrema precisione tecnica dell’immagine e l’improprietà dei soggetti rappresentati.

In questa tensione emergono riferimenti alla fotografia di autori come Wolfgang Tillmans, Juergen Teller e Terry Richardson, ma il lavoro di Pietracupa si colloca in una dimensione autonoma, dove il flash non è semplice strumento illuminante, bensì dispositivo capace di squarciare il reale e rivelarne per un istante l’anomalia nascosta.

Claosh invita lo spettatore a entrare in uno spazio percettivo instabile, privo di gerarchie narrative e di rassicurazioni morali. Rimane soltanto l’immagine: diretta, fisica, assoluta.

La mostra sarà inaugurata il 27 giugno alle 18.

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