Cronaca

In Comune la mostra degli studenti della scuola edile sul sacrificio del caporale Rossi

Sala Alabardieri ospita il percorso di ricerca nell'ambito dei "Viaggi della memoria". Obiettivo: la posa di una pietra d'inciampo dove abitava il giovane Mario, internato a Blankenhain

Alcuni momenti dell'inaugurazione della mostra con l'assessore comunale Bona, i militari dell'Esercito e i responsabili della scuola edile
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E’ stata inaugurata oggi pomeriggio nella Sala Alabardieri del Palazzo comunale di Cremona la mostra documentaria “1943/44: Dietro al reticolato in Turingia”, il percorso di ricerca storico-tecnica degli allievi dell’Ente Scuola Edile Cremonese – CPT nell’ambito dei “Viaggi della memoria”.

Una stele nel Civico Cimitero di Cremona, poche righe scolpite nel marmo e il nome di un ragazzo di vent’anni morto nel 1944 a Blankenhain, in Germania. È partita da queste scarne informazioni la ricerca storico-archivistica degli allievi Giuseppe Lamanna, Giacomo Piva, Giorgio Pabini e Ulisse Vianelli.

I risultati di questo intenso percorso, coordinato dal professor Giampietro Rossi, sono esposti fino al 27 giugno dal lunedì al sabato dalle 9 alle 18 con ingresso libero.

Il valore unico di questo progetto risiede nella capacità di unire la formazione scolastica, l’analisi tecnica e l’impegno civile. Gli studenti hanno analizzato il monumento funebre dal punto di vista artistico e memorialistico, comprendendo il bisogno dei familiari di elaborare un lutto privato per un caro sepolto altrove.

Ma il percorso non si ferma tra le carte d’archivio: l’obiettivo finale dei ragazzi, in collaborazione con il Comune di Cremona, è individuare l’ultima residenza originaria del soldato per realizzare e posare una pietra d’inciampo. In questo modo, gli studenti hanno messo direttamente a frutto le competenze pratico-professionali acquisite nel loro percorso di studi edili per ridonare alla città un pezzo della sua storia.

La mostra intende mantenere viva la memoria del tragico destino dei circa 600.000 Internati Militari Italiani (I.M.I.) che, come il caporale cremonese Mario Rossi, dopo l’8 settembre 1943 rifiutarono l’adesione all’esercito della R.S.I. Un “NO” pagato a caro prezzo con la fame, le malattie, i maltrattamenti e, per molti, la morte.

“La scelta etica compiuta da Mario Rossi e dai suoi commilitoni rappresenta la radice stessa dei diritti costituzionali e dei valori di libertà, democrazia e uguaglianza di cui godiamo oggi”, afferma il geometra Eugenio Villa, Presidente dell’Ente Scuola Edile Cremonese -CPT. “Portare la memoria fuori dai luoghi istituzionali e depositarla davanti alla casa in cui visse Mario Rossi è un modo per far tornare a casa chi non è mai più tornato, offrendo alle nuove generazioni uno strumento per contrastare ogni forma di autoritarismo, negazionismo e violenza”.

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