“Dialetto, un patrimonio da tutelare e tramandare”: parola dei cremonesi
I più giovani difficilmente lo conoscono e poco lo parlano: rilanciare il tema è quindi oggi più che mai necessario
Per generazioni intere è stata la prima – e per molto tempo l’unica – lingua.
Quella dei genitori e dei nonni prima di loro, quella che si parlava (e in alcuni casi si parla tuttora) in casa e nei contesti più informali: un linguaggio fatto di espressioni dirette, immediate, legate a una specifica area geografica.
È il dialetto, al centro di un recente progetto di Regione Lombardia che punta a non lasciare scivolare nel tempo termini unici nel loro genere.
Un obiettivo che riguarda anche il territorio cremonese, dove le parole mescolano italiano, francese e spagnolo.
I più giovani, infatti, difficilmente lo conoscono: rilanciare il tema è quindi oggi più che mai necessario.
Chi vive sul territorio, poi, lo sa bene: croce e delizia del dialetto è la sua variabilità, non solo da provincia a provincia ma anche da paese a paese. E, in fondo, ognuno ha sempre le sue espressioni preferite: ecco cosa ci hanno raccontato i cremonesi.