Cronaca

Carenza di carburante? Rassicurazioni sui voli estivi, e tanti biglietti low cost

Nonostante le preoccupazioni, il carburante aereo non mancherà quest'estate. L'industria aerea europea si adatta alle sfide del mercato. Per la concorrenza prezzi in discesa

Valeria Rebasti di Volotea e il professor Fabio Inzoli del Dipartimento Energia del Politecnico di Milano
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Con l’arrivo dell’estate in tanti si preparano a volare verso le vacanze, ma il turismo aereo affronta sfide complesse. La crisi del carburante e la ricerca di soluzioni sostenibili stanno ridisegnando il futuro dei voli. Ne abbiamo parlato durante la trasmissione “Punto e a capo” su CR1 tv con Valeria Rebasti, International Market Director di Volotea, insieme a Fabio Inzoli del Dipartimento energia del Politecnico di Milano.

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Subito è emersa una rassicurazione per chi ha prenotato, nessun volo rischia di rimanere a terra per la carenza di jet fuel, il carburante speciale utilizzato dagli aerei. “Le preoccupazioni sono infondate” rassicura Valeria Rebasti “è un allarme generato dai media, all’inizio di questa crisi partita il 28 febbraio con le tensioni nel Golfo Persico. E’ vero che all’inizio non si sapeva come sarebbero andate le cose, ma già dopo le prime settimane si era capito che il carburante non sarebbe stato un problema.

“Sono riuscite ad arrivare le ultime navi da Hormuz che trasportavano carburante e poi è successo che l’Easa, l’agenzia della sicurezza aerea europea, ha cambiato un po’ di regole, per cui è possibile volare anche in Europa utilizzando il jet fuel A, che è il tipo di carburante che viene usato negli Stati Uniti, per il quale sono adatti tutti gli aeromobili di nuova generazione e quindi si potrà usare anche questo tipo di carburante. Dall’altro lato molte raffinerie europee si sono convertite, hanno da un lato aumentato la produzione di jet fuel e dall’altro hanno esteso la produzione anche agli stabilimenti che prima non erano coinvolti. Quindi in questo momento la situazione carburante non è una preoccupazione, non si prevedono carenze di carburante per l’estate assolutamente. Il vero problema è che ora l’allarme ha frenato le prenotazioni. Io consiglio di prenotare senza esitazioni, soprattutto perché, nonostante l’aumento del carburante, in Italia si sta manifestando una situazione un po’ contraria a quello che succede in altre parti del mondo, perché essendo le prenotazioni un po’ sottotono, quasi tutte le compagnie aeree hanno abbassato notevolmente i prezzi”.

Quindi le compagnie aeree si trovano un po’ tra l’incudine e il martello, da una parte devono affrontare costi superiori per gli aumenti del costo del carburante e dall’altra la concorrenza che si fa ancora più dura perché c’è un calo di prenotazioni.

“Non sono momenti facili per le compagnie aeree” dice Rebasti, “il problema è che ogni anno succede qualcosa perché già avevamo avuto problemi con il carburante nel 2022 quando era scoppiata la guerra in Ucraina. Ora la crisi tra Usa e Iran, come sappiamo ha rimescolato le carte. Il carburante normalmente incide intorno al 30% sui costi di una compagnia aerea quindi è una voce molto rilevante. Ora i prezzi sono raddoppiati erodendo i margini”.

L’Europa è strutturalmente esposta alla crisi Medio Oriente per come funziona il suo approvvigionamento, i 27 paesi dell’Unione importano dai paesi del Golfo il 43% del proprio fabbisogno di jet fuel, cioè circa 10 milioni di tonnellate all’anno che salgono a 20 se si considera anche il Regno Unito.

Le compagnie attive in Italia importano la metà del carburante necessario, cioè 2 milioni e mezzo di tonnellate all’anno. “Credo che noi siamo vulnerabili per scelta – commenta Inzolinel senso che non abbiamo una produzione di idrocarburi a livello anche europeo e quindi dipendiamo fortemente da quello che succede dall’importazione che arriva dal Medio Oriente.

“A questo si aggiunge che abbiamo pochi centri, poche raffinerie che producono jet fuel e di conseguenza c’è stata un po’ questa paura tra i comuni cittadini in vista delle vacanze. In realtà ci rassicura il fatto che le compagnie si sono guardate attorno e hanno trovato soluzioni. La lezione che dovremmo imparare è che non possiamo essere dipendenti integralmente da certe aree geografiche”.

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