Cronaca

Approcci sessuali a scuola: bidello a processo per violenza sessuale su una collega

In aula la testimonianza della presunta vittima, una collaboratrice scolastica, che ha parlato di insistenti proposte di carattere sessuale e di un approccio fisico

Il tribunale di Cremona
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Un bidello di una scuola elementare di Cremona è a processo con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una collega dipendente dello stesso plesso scolastico cittadino, una media. La donna lo accusa di averle fatto pesanti avances, di averla toccata e di aver tentato di baciarla. La presunta vittima, 58 anni, ha testimoniato oggi in aula dietro un paravento per non incrociare lo sguardo dell’imputato, un 40enne, seduto accanto al suo legale, l’avvocato Isabella Cantalupo.

Sono stata malissimo per questo fatto“, ha raccontato la donna, piangendo. “Non ero più io, queste cose non le accetto”. L’episodio risale al pomeriggio del 30 ottobre del 2024, e sarebbe accaduto nella scuola dove lavora il 40enne, che è tuttora sospeso. Quel giorno in palestra era in corso il consiglio scolastico di tutto il plesso , circa 150 insegnanti, e la donna era stata temporaneamente spostata per aiutare i colleghi. Con lei, che doveva fare le pulizie nella mensa, c’erano l’imputato, che la donna non conosceva, e un altro collaboratore scolastico che si era poi spostato per pulire le aule.

In aula, la 58enne ha raccontato che il primo approccio era avvenuto quando lei era salita al piano superiore. Era seduta in corridoio su una panca, quando il collega le si era avvicinato e le aveva proposto un rapporto sessuale. Lei si era arrabbiata, rispondendogli che avrebbe potuto essere sua madre, e si era allontanata.

Il secondo approccio si sarebbe verificato più tardi, verso le 17, davanti al badge per la timbratura delle presenze. La donna aveva finito il lavoro e si era recata a firmare quando a suo dire il collega l’aveva avvicinata da dietro, toccandole le natiche e cercando di baciarla. “Gli ho detto di spostarsi”, ha raccontato la 58enne, “ho timbrato e sono scappata, ma la porta che dà accesso al cortile dove avevo la bicicletta era chiusa a chiave. Lui non voleva farmi uscire, questa è la verità. Poi mi ha fatto uscire e sono corsa via, avevo paura che mi corresse dietro”.

La collaboratrice scolastica ha sostenuto di non aver voluto sporgere denuncia “per paura” e “perchè non volevo far del male a nessuno”, ma si era confidata con la direttrice dei Servizi Generali e Amministrativi e con la dirigente scolastica del suo plesso, che avevano inoltrato una segnalazione in procura. “Mi ha parlato dell’atteggiamento non consono del collega”, ha ricordato la dirigente scolastica nella sua testimonianza, “di insistenti proposte di carattere sessuale e di un successivo contatto fisico. Mi ha poi raccontato che il collega le aveva impedito di uscire”.

La testimone ha parlato di “esuberanza” dell’imputato, che non ha mai avuto precedenti di violenza, ma “comportamenti sopra le righe”. Il 40enne, che soffre di una forma di disabilità mentale, faceva battute di carattere sessuale, tanto che qualche collega si era infastidita. “Nel tempo”, ha però sottolineato la dirigente, “il personale ha imparato a gestirlo“.

Uno dei testimoni sentiti è stato l’altro collaboratore scolastico che quel giorno aveva lavorato con l’imputato e la presunta vittima. “E’ stata una giornata qualunque“, ha raccontato. “Lei era venuta ad aiutarci e abbiamo conversato di argomenti leggeri. Mi ha anche chiesto quanti anni le davo e io le ho risposto che mi sembrava una donna sulla cinquantina, cosa che le ha fatto piacere. Per il resto non c’è stato nulla di anomalo. Io finivo alle 18, e lei prima di uscire è venuta a salutarmi“.

La difesa dell’imputato punta a dimostrare “l’inattendibilità della presunta vittima”. Il bidello finito sotto accusa si difenderà il prossimo 8 ottobre.

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