Cinque associazioni chiedono il ripristino del manifesto anti-aborto
A sottoscriverlo sono Paolo Emiliani del Movimento per la vita, Barbara Bodini, Centro d'Aiuto alla Vita; Giorgio Celsi, per "Ora et labora in difesa della Vita"; Jacopo Coghe, per "Pro Vita & Famiglia"; Massimo Gandolfini, per "Family day –Difendiamo i nostri figli"
Continuano le reazioni alla rimozione del manifesto contro l’aborto presso la pensilina dei bus davanti all’ospedale di Cremona. E’ il presidente del Movimento per la vita, il medico Paolo Emiliani, a prendere la parola all’indomani dell’interrogazione presentata da Matteo Carotti (FDI).
“Riteniamo di dover contribuire alla comprensione di quanto accaduto in queste settimane”, si legge in una nota sottoscritta anche da Barbara Bodini, presidente Centro d’Aiuto alla Vita di Cremona; Giorgio Celsi, per “Ora et labora in difesa della Vita”; Jacopo Coghe, portavoce di “Pro Vita & Famiglia”; Massimo Gandolfini, per “Family day –Difendiamo i nostri figli”.
“L’art. 2 della legge 194/78 prevede che consultori, Enti locali e volontariato per la vita concorrano al superamento delle cause che potrebbero indurre all’aborto“, ribadiscono.
“Il numero verde SOS vita 800813000, attivo su tutto il territorio nazionale, al pari dei 350 Centri di Aiuto alla Vita in Italia (di cui uno attivo a Cremona in via Milano ed uno presente con apposita convenzione in Ospedale) al pari delle Culle per la Vita (di cui una presente per apposita convenzione in Ospedale), al pari delle Case Famiglia presenti sul territorio nazionale, rappresenta uno degli strumenti previsti e auspicati dalla legge.
“Siamo pertanto allibiti dal fatto che il provvedimento di rimozione del manifesto che pubblicizza il numero verde SOS vita scaturisca non da ‘un provvedimento amministrativo né da una ordinanza’ ma da una richiesta formulata in autonomia dal Sindaco Virgilio.
“Giova sapere che il manifesto, regolarmente affisso tramite accordo commerciale intercorso fra Movimento per la Vita e IPAS, era presente nella stessa sede adiacente all’Ospedale da circa sei anni.
“Tale iniziativa di ‘immediata rimozione’ configura a nostro avviso una evidente censura ed una indebita limitazione della libertà di opinione ed espressione (art 21 Costituzione); una misconoscenza del dettato della legge 194; una assente considerazione del valore sociale del volontariato per la Vita (tanto da non essere neppure stati contattati né prima né all’atto del provvedimento); un esercizio delle funzioni di pubblico amministratore che parrebbe scavalcare le corrette procedure amministrative, configurando un precedente preoccupante per la libertà di espressione”.
Le associazioni sono convinte che “l’unica vera prevenzione dell’aborto sia il riconoscimento della dignità umana del concepito; dagli amministratori pubblici ci attenderemmo magari degli interventi efficaci di sostegno alla maternità e non oscuramento delle risorse pro vita.
Disponibili a qualsiasi confronto, chiediamo con determinazione l’immediata ri-affissione del manifesto SOS vita”