Dalla Nigeria al diploma a Cremona: il riscatto di Favor oltre il dolore
La donna, 36 anni, ha vissuto una vita piena di imprevisti e cambiamenti. Ecco la sua storia
Anche nei momenti più bui, c’è una forza che ti spinge a cambiare, a sognare che un domani migliore può essere possibile e raggiungibile. Una forza che ti fa attraversare il mare, verso un Paese ignoto, dove poter ricominciare.
Questa storia inizia in Nigeria e, dopo lunghe peregrinazioni arriva all’ombra del Torrazzo. La protagonista è Favor, 36 anni. Terza di sei fratelli, poco più che ventenne lascia il suo Paese con un diploma di liceo scientifico in tasca e un obiettivo chiaro: costruire un futuro diverso.
“Ho deciso di attraversare il mare alla ricerca di una vita migliore, non solo per me ma anche per i miei fratelli. Sono partita dall’Africa e sono arrivata in Italia; vi dico la verità: sono arrivata da clandestina – racconta Favor -. Successivamente, grazie ad alcuni conoscenti, ho incontrato l’organizzazione Free Woman. Mi hanno aiutata a ottenere il permesso di soggiorno e, subito dopo, ho iniziato a lavorare“.
Prima a Parma, poi a Ferrara e infine a Cremona. Nel frattempo impara la lingua e conosce l’uomo che diventerà suo marito. Per un po’ le cose sembrano andare per il verso giusto, poi – ancora una volta – tutto si complica.
“Ero felice, ma a lungo andare ho dovuto affrontare un dolore immenso: la perdita di un figlio, un dramma che mi ha completamente buttata giù. Per uscirne mi sono rifugiata nel lavoro. Volevo realizzarmi e cercare qualcosa di meglio, ma per farlo mi serviva un titolo di studio. Il mio diploma conseguito in Africa non ha valore qui, così ho cercato una scuola che potesse aiutarmi“.
E infatti Favor non si arrende: si iscrive al corso serale dell’Istituto Ghisleri di Cremona dove, pochi giorni fa, ottiene il diploma da ragioniera.
Un traguardo che apre nuove opportunità nel mondo del lavoro e che alimenta un sogno: fondare un’associazione umanitaria per aiutare altre donne con storie simili alla sua. Perché in fondo, la fine non è altro che un nuovo inizio, tutto da scrivere.
“Serve impegno – spiega – se uno vuole veramente una cosa lo deve seguire. Volevo cambiare vita, volevo avere una base per cominciare qualcosa. Vorrei creare qualcosa che dà un impatto, che dà al Paese. È un modo di dire grazie“.