Cronaca

Strage di Bologna, anche Cremona alla commemorazione del 46esimo anniversario

A Bologna presente il presidente della Provincia Roberto Mariani e l'assessore Romagnoli "Una ferita ancora aperta nella storia del nostro Paese"

Il presidente Mariani a Bologna
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Anche Cremona ha voluto essere presente nel giorno dedicato al ricordo delle vittime della strage di Bologna. In occasione del 46esimo anniversario dell’attentato del 2 agosto 1980, la Provincia ha preso parte alla commemorazione ufficiale nel capoluogo emiliano, portando il gonfalone dell’ente tra quelli delle istituzioni provenienti da tutta Italia. A rappresentare il territorio cremonese è stato il presidente della Provincia Roberto Mariani, che ha partecipato al corteo istituzionale da piazza Nettuno alla stazione ferroviaria, luogo simbolo della tragedia che costò la vita a 85 persone e provocò oltre 200 feriti. Il gonfalone della Provincia di Cremona è stato scortato da due agenti della Polizia Provinciale.

“Essere presenti a Bologna significa ribadire il ruolo delle istituzioni nella difesa della memoria e dei valori democratici”, ha dichiarato il presidente. “La strage del 2 agosto 1980 rappresenta una ferita ancora aperta nella storia del nostro Paese. Ricordare le vittime significa trasmettere alle nuove generazioni il valore della libertà, della convivenza civile e del rifiuto di ogni forma di violenza”. A Bologna per il Comune di Cremona era presente, con il Gonfalone della città, la Vicesindaca Francesca Romagnoli.

L’assessore Romagnoli a Bologna

“Partecipare alla commemorazione della Strage di Bologna significa portare con sé la memoria di una delle ferite più profonde della nostra Repubblica – dichiara la Vicesindaca Romagnoli -. Una ferita che, a distanza di quarantasei anni, continua a interrogarci sul valore della democrazia, della verità e della giustizia. Il mio primo pensiero va alle vittime, ai loro familiari e a tutte le persone che hanno attraversato anni di dolore senza mai smettere di chiedere verità. Vederli con le loro gerbere bianche appuntate al petto è stato molto emozionante e commovente. La loro determinazione ha rappresentato un presidio fondamentale per la tenuta democratica del nostro Paese e un esempio di impegno civile per le nuove generazioni. Quest’anno la commemorazione assume un significato ancora più forte. Le minacce rivolte al Sindaco di Bologna, che hanno portato all’assegnazione della scorta, ci ricordano che la democrazia non può mai essere data per scontata. Cambiano i contesti e gli strumenti, ma ogni forma di intimidazione, odio e violenza contro le istituzioni democratiche ripropone una logica che pensavamo appartenesse al passato e che continua invece a manifestarsi, in Italia e nel mondo, sotto nuove forme. La Strage di Bologna, di matrice neofascista, ci ricorda quanto siano preziosi i valori dell’antifascismo e della Costituzione, fondamento della nostra convivenza democratica. Valori che non appartengono soltanto alla memoria storica, ma che rappresentano ancora oggi una bussola indispensabile per affrontare le sfide del presente. Questa giornata testimonia che la memoria è un atto di responsabilità collettiva. Ricordare significa vigilare, non abbassare la guardia di fronte a ogni forma di odio, violenza e sopraffazione e ribadire che non esiste alcuna giustificazione per la violenza come strumento di affermazione delle proprie idee. Significa continuare a costruire, giorno dopo giorno, una società più giusta, più libera e più democratica, fondata sulla cultura della legalità, sul pluralismo, sulla convivenza civile e sul rispetto delle istituzioni repubblicane”

Con la partecipazione alla cerimonia, Cremona ha rinnovato il proprio impegno nel custodire la memoria delle pagine più dolorose della storia repubblicana, riaffermando i principi di legalità, giustizia e rispetto della persona che costituiscono il fondamento della democrazia. C’è stato anche un capitolo cremonese nella tragica giornata del 2 agosto. Si tratta dell’ex centralinista delle ferrovie Francesco Antonio Lascala, 56 anni, di Reggio Calabria, sposato con tre figli, diretto a Cremona dove risiedeva la figlia Vincenza, detta Enza ed il genero Osvaldo Ottoni. Il  suo treno partito dalla Calabria aveva accumulato 3 ore di ritardo e per questo motivo aveva perso la coincidenza delle 11.05, costringendolo ad una lunga attesa alla stazione di Bologna. Lascala amava pescare, come pure il genero: entrambi sarebbero dovuti andare sul lago dopo qualche giorno.

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