Cronaca

Liuteria, questione di famiglia: padre e figlio creano il violino “più piccolo del mondo”

E' lungo appena 35,5 millimetri e si candida ad entrare nel Guinness World Records: autori, Rubino Gabrieli e il piccolo Santiago di soli otto anni

Il violino "più piccolo del mondo"

Secondo la misurazione ufficiale, un violino standard ha una cassa armonica di 35,6 cm. Ci sono poi diverse eccezioni, ma quale può essere la lunghezza minima affinché venga considerato tale?
Da questa domanda è partito Rubino Gabrieli, liutaio di Bressanone (in provincia di Bolzano), che insieme al figlio Santiago — di soli otto anni — ha realizzato uno dei violini più piccoli del mondo.

Il mini strumento, capace di produrre suono e dotato di tutti i componenti, è lungo appena 35,5 millimetri: esattamente un decimo di quello classico.
Vero gioiello d’artigianato, ha richiesto tre mesi di lavoro, molti errori e qualche grande soddisfazione.

“Tutto è nato quasi per caso – racconta il liutaio -. Partecipo al concorso online di Pisogne, nel bresciano, e l’anno scorso ho aiutato Santiago a costruire il suo primo violino a tre quarti (di dimensioni ridotte rispetto al modello intero, ndr). Per questa edizione, in scena il prossimo settembre, ho pensato di fare qualcosa di carino insieme: gli ho proposto di realizzare un violino piccolissimo da portare in esposizione. Man mano che lavoravamo la sfida diventava sempre più stimolante, volevo realizzarlo nel miglior modo possibile”.

“Santiago a un certo punto mi ha chiesto: «Papà, perché non lo facciamo identico a uno reale?». Ho detto: «Proviamo». Abbiamo deciso di rispettare fedelmente la scala 1 a 10 e al posto dei centimetri ho iniziato a usare i millimetri. Per le parti più delicate bastava una minima pressione per rompere fasce e controfasce, e in questo Santiago è stato davvero prezioso. Parliamo di uno strumento alto poco più di un pollice e mezzo, con una tastiera di circa un centimetro: è impossibile anche solo appoggiarci sopra un dito. Però è suonabile, nel senso che a corde vuote emette il suo suono. Ha tutti i dettagli di un violino vero“.

“L’ultima fase è stata inserire l’anima e montare le corde per sentire il risultato finale. Oltre allo strumento in sé, ho dovuto cimentarmi nella realizzazione di tutti gli accessori: piroli, tastiera, cordiera, mentoniera e ponticello. Tutti elementi costruiti da zero con spessori microscopici“.

Nessun macchinario tecnologico, quindi, o lenti d’ingrandimento da laboratorio: per l’opera sono stati impiegati solo strumenti tradizionali da bottega, tanta precisione e gioco di squadra.
“Abbiamo lavorato solo con un taglierino, un bisturi da ponticelli e le limette più piccole che avevo, senza lenti d’ingrandimento ma usando solo i miei occhiali da vista. Mi sono persino autocostruito delle mini raspe e limette ad altissima precisione incollando la carta abrasiva sugli stuzzicadenti”.
“Il violino è completo di verniciatura, tastiera, cordiera, piroli e corde. La realizzazione del ponticello è stata un’avventura a sé: ne ho rotti parecchi perché era sottilissimo e piccolissimo, ed era difficilissimo praticare i fori mantenendo l’estetica classica”.

Gabrieli, d’altronde, ha la musica nel sangue, con l’amore per gli strumenti classici tramandato di padre in figlio per generazioni. Violinista sin da tenera età, è diventato liutaio un po’ per caso.
“Suono da quando ero piccolissimo: a cinque anni avevo già un violino in mano. In famiglia c’è la tradizione di tramandare gli strumenti tra nipoti e figli. A me è toccato il violino e me ne sono innamorato, anche se suono anche la chitarra. Poi ho fatto una pausa e a 26 anni ho deciso di riprendere, con l’idea di diventare un violinista come mio nonno. Ma appena sono entrato in una bottega di liuteria mi sono invaghito dell’artigianato: il profumo dell’abete e dell’acero, l’ambiente, l’atmosfera. Ho detto al liutaio che volevo comprare un suo violino, ma a patto che mi insegnasse a costruirlo. All’inizio ha rifiutato, dicendo che senza scuola sarebbe stato impossibile. Dopo tre settimane di insistenza mi ha detto: ‘Ti insegno solo se prima riesci a scolpire il riccio e il manico’. Mi ha dato un pezzo di legno e uno scalpello, chiedendomi di tornare la settimana successiva”.

“Sono andato su YouTube, ho studiato i tutorial del maestro cremonese Davide Sora e in due giorni e mezzo ho completato il lavoro. L’ho invitato a casa con una scusa e gli ho mostrato il riccio finito. Non voleva credere che l’avessi fatto da solo. Poi ha mantenuto la parola e ha iniziato a insegnarmi. Ho costruito il mio primo violino un po’ con lui e molto da autodidatta. Da lì non mi sono più fermato“.

Dopo una prima fase da autodidatta, Gabrieli si è poi affidato alla sapienza di alcuni grandi Maestri, come Gianni Norcia e il cremonese Davide Sora. E proprio con la città della Musica il trentino ha un rapporto particolare.
Una volta all’anno vado a Cremona per i concorsi internazionali e mi fermo sempre da Sora: gli porto i miei strumenti e gli chiedo consigli su dove migliorare. Mi affido a lui perché lo ritengo uno dei migliori maestri della liuteria moderna e sono sempre stato affascinato dalla sua tecnica, dalla sua pazienza e dalla sua arte. È grazie ai suoi dettagli che sono cresciuto tantissimo”.

Per il liutaio l’obiettivo ora è chiaro: far inserire il suo piccolo violino nel libro dei Guinness World Records. Un traguardo prestigioso che parlerebbe anche un po’ cremonese.
“Ho inviato la richiesta ufficiale, ma stanno facendo alcune verifiche perché lo strumento è così piccolo che risulta difficile persino certificare le misurazioni in scala. Ho documentato ogni passaggio della costruzione con un archivio video completo: sono pronto a mostrare tutto il processo per dimostrare la reale artigianalità dell’opera“.

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