Pedrabissi, la causa civile: l’ex funzionaria di banca condannata ad un maxi risarcimento
Cristina Pedrabissi e Credito Emiliano, in solido tra loro, dovranno risarcire all'erede dell'anziana truffata Giordana Zanardi la somma di 1.394.567,27 euro
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Lo scorso 17 marzo, Cristina Pedrabissi, ex funzionaria della banca Credito Emiliano, finita a processo per aver raggirato due anziane sorelle cremonesi, Giordana e Marise Zanardi, era stata condannata in sede penale a sette anni e 10.000 euro di multa per truffa aggravata e autoriciclaggio per le condotte successive al 2018.
Per l’accusa, dopo essere riuscita a guadagnare la fiducia delle due vittime, sole e in precarie condizioni di salute, le aveva truffate, spolpando il loro patrimonio di oltre due milioni di euro nell’arco temporale di una decina di anni.
Oggi, in sede civile, il giudice Daniele Moro ha condannato Pedrabissi e Credito Emiliano, in solido tra loro, al risarcimento di 1.394.567,27 euro in favore della compagna del figlio di Giordana, nominata erede dopo la scomparsa del figlio dell’anziana.
Il giudice ha anche condannato Irene Bodini, madre di Maurizio Merlini (il marito della Pedrabissi scomparso a febbraio del 2025), e Carmen Bolzani, madre della Pedrabissi, rispettivamente al risarcimento di 199.136,92 euro e 220.000 euro. In sede penale, le due donne, accusate di riciclaggio per aver beneficiato di bonifici, assegni circolari e polizze vita, erano state assolte.
Per il giudice Moro, invece, “hanno coscientemente contribuito alla realizzazione del progetto criminoso mediante la messa a disposizione di conti correnti nei quali fare transitare le somme di proprietà di Giordana Zanardi, l’incasso di assegni, il riscatto di polizze, la ricezione di comunicazioni bancarie e l’accettazione di beni acquistati con denaro altrui”.
Secondo l’accusa formulata in sede penale, l’ex funzionaria aveva indotto Giordana e Marise, 92 e 90 anni, entrambe di Casalbuttano, ospiti di Cremona Solidale e decedute nel 2020 a distanza di sei mesi l’una dall’altra, ad aprire conti correnti all’istituto di credito Fideuram, falsificando in alcune occasioni le loro sottoscrizioni in calce a documenti bancari, e comunque captando in modo fraudolento la loro firma, operando direttamente sui loro conti correnti anche attraverso internet.
“Giordana aveva problemi di vista“, aveva sostenuto il pm Francesco Messina nel processo penale. “Non andava mai in banca. L’imputata andava a casa sua e l’anziana firmava tutto quello che la Pedrabissi le chiedeva di firmare. Anche Marise aveva problemi di vista ed era poco lucida. Una volta ricoverata nella Rsa le sue condizioni sono degenerate. E anche lei si affidava alla funzionaria che andava nella Rsa per farle firmare i documenti. Prelievi sono stati effettuati anche quando l’anziana era nella casa di riposo”.
“Giordana Zanardi non si recava in banca”, si legge nella sentenza della causa civile. “Non effettuava pagamenti attraverso l’emissione di assegni, tra l’altro circolari, e i destinatari della maggior parte delle somme sono parenti della Pedrabissi, l’unico soggetto che poteva compiere le operazioni“.
Proprio tra le operazioni ritenute “anomale”, “si rinvengono frequenti ‘prelievi sportello’ di importo rilevante, spesso anche tra loro temporalmente assai ravvicinati, cosa che li rende ulteriormente non comprensibili, che mal si conciliano, e, anzi, contrastano totalmente con le necessità di una signora che conduceva una vita ritiratissima.
Giordana Zanardi risulta aver prelevato allo sportello cifre ingenti, quali oltre 24.000 euro nel 2012, oltre 33.000 euro nel 2014, 26.000 euro nel 2015 e oltre 15.000 euro nel 2016″. La Zanardi avrebbe anche disposto un bonifico dell’importo di di 15.000 euro il 26 aprile del 2011, e uno di 14.500 euro il 14 dicembre del 2011 a favore di Irene Bodini. E ancora, un bonifico di 2.183,76 euro il 16 settembre del 2013 a favore di una società di vendite via internet. Sentita la società, si era appreso che il pagamento era relativo all’acquisto di un televisore di 55 pollici consegnato però all’indirizzo di casa della Pedrabissi.
Risultano poi altri bonifici in favore di una gioielleria, di una oreficeria, un bonifico per il saldo di un climatizzatore, un bonifico in favore di un sito online e assegni circolari a favore di Carmen Bolzani e Irene Bodini.
Oltre a “sfrenati prelievi in contanti”: dal 2011 al 2020 sono stati prelevati 97.297,00 euro allo sportello e 45.360,00 euro al bancomat e una serie di bonifici “assolutamente non riferibili all’effettiva volontà della signora Giordana Zanardi”. Nella sentenza si parla anche di una “pletora di pagamenti a mezzo pos effettuati a destra e a manca” in negozi di elettrodomestici, boutique di calzature, abbigliamento e borse, lingerie, pagamenti a favore di un negozio di abbigliamento e articoli sportivi e tanti altri acquisti in negozi di abbigliamento di lusso, profumerie, arredi, viaggi e centri estetici.