Fontana a Cremona: “Con l’autonomia differenziata lo stato di emergenza sarebbe già attivo”
Il Governatore in città per la conta dei danni dopo la "supercella"
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Sin dai primi momenti dello scorso, terribile venerdì, si è messo in contatto con le istituzioni cittadine, monitorando la situazione e attivando assessori e uffici di Milano.
Oggi, invece, il Governatore della Lombardia Attilio Fontana è voluto arrivare di persona a Cremona, per toccare con mano l’emergenza in cui la città del Torrazzo è sprofondata in pochi, pochissimi minuti.
Prima una conferenza stampa nella sala del Consiglio del Palazzo della Provincia, in corso Vittorio Emanuele II, poi un “tour” tra le vie del centro.
Insieme a Fontana – tra gli altri – gli assessori regionali Beduschi e Sartori, il sindaco Andrea Virgilio, il presidente della Provincia Roberto Mariani, il prefetto Antonio Giannelli, il questore Carlo Ambra, i consiglieri regionali e parlamentari cremonesi e i rappresentanti delle Forze dell’Ordine.
Non è mancato l’incontro con il vescovo Antonio, all’ombra di una Cattedrale oggi più martoriata che mai. Da lì, una visita all’Istituto Torriani di via Garofalo, dove è impegnato l’esercito per sgomberare l’area, e a CremonaFiere.
Da parte del presidente Fontana è stata avanzata al Governo la richiesta di “Stato di emergenza” per la città, accompagnata però da qualche critica.
Cremona è stata colpita duramente ma la “macchina” si è messa subito in moto. Quali sono i prossimi passi?
“Questo è l’aspetto più importante – ha spiegato Fontana -: l’ho anticipato nell’incontro che abbiamo fatto, perché c’è stato subito un coagularsi di tutte le forze del territorio — cittadini, Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, Protezione civile. Tutti, mezz’ora dopo la fine dell’evento, hanno capito che era il momento di guardarsi intorno e fare ciò che era necessario per eliminare le conseguenze. È stato un evento molto pesante, molto grave, e bisognerà intervenire con la stessa determinazione e la stessa forza. La Regione c’è: abbiamo già presentato la domanda per ottenere l’estensione dello Stato di emergenza”.
“Abbiamo sfruttato quanto era stato predisposto per la Valcamonica, così da anticipare un po’ i tempi. Purtroppo oggi la procedura è burocratica e non si può avere una risposta immediata: servono almeno 3-4 settimane prima che Roma si esprima, e questo impedisce di utilizzare fondi che sarebbero già disponibili. Noi comunque la domanda l’abbiamo presentata come integrazione, proprio per utilizzare la strada già percorsa con l’altra richiesta. Speriamo che arrivino. Noi ci siamo per ogni evenienza e per qualunque tipo di collaborazione: lo abbiamo dimostrato in queste prime ore e lo dimostreremo anche poi”.
Quanto è importante il tema della prevenzione?
“È fondamentale. Bisogna iniziare a valutare che la situazione è cambiata in modo sostanziale: gli interventi dovranno essere realizzati in modo diverso e tarati su eventi molto più gravi. Abbiamo la possibilità di prevedere questi fenomeni straordinari: dobbiamo impegnarci e assumere una mentalità diversa”.
Si accennava all’autonomia differenziata. Qualora ci fosse, si riuscirebbe a lavorare più rapidamente su questo tipo di situazioni?
“Con la possibilità, da parte mia, di emanare un’ordinanza di emergenza, l’avrei già firmata: da ieri ci sarebbe la possibilità di accedere a quei fondi. Per carità, non muore nessuno, ma per efficienza, efficacia e immediatezza della risposta sarebbe molto meglio. Quando parlo di autonomia non parlo di questioni ideologiche, ma di questioni concrete. Questa ne è la dimostrazione: una situazione concreta che avrebbe una risposta immediata”.