Cronaca

La dimettono e l’ovaio va in necrosi: a processo per lesioni due ginecologi dell’ospedale

La paziente, una cremonese di 39 anni che ora chiede i danni, era stata poi sottoposta a Brescia ad un intervento chirurgico d'urgenza con asportazione di ovaio e tuba

L'ospedale di Cremona
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Per una presunta colpa medica, due ginecologi dell’ospedale di Cremona sono finiti a processo con l’accusa di lesioni personali ai danni di una paziente cremonese di 39 anni, sottoposta a Brescia ad un intervento chirurgico d’urgenza con asportazione di ovaio e tuba.

Il 9 febbraio del 2023 la donna si era presentata al pronto soccorso di Cremona a causa di violenti dolori addominali e lombari. Secondo l’accusa, nonostante un aggravamento del quadro clinico, era stata dimessa il giorno dopo senza che fossero eseguiti adeguati accertamenti diagnostici. Nelle ore successive alle dimissioni, i dolori si erano intensificati, e questa volta la donna si era recata alla Poliambulanza di Brescia dove le avevano diagnosticato la torsione dell’ovaio e della tuba sinistra. Nella notte tra l’11 e il 12 febbraio la paziente era stata sottoposta ad un intervento chirurgico d’urgenza durante il quale si era proceduto all’asportazione di ovaio e tuba. L’8 maggio del 2023 la donna aveva sporto querela contro i due medici di Cremona.

L’avvocato Bracchi

Il 27  novembre dell’anno successivo il pm aveva chiesto l’archiviazione, ritenendo che l’anticipazione diagnostica avrebbe reso “solamente probabile, e non certa oltre ogni ragionevole dubbio, la conservazione dell’organo”, ma la 39enne, assistita dall’avvocato Simona Bracchi, si era opposta. Il 24 dicembre il gip aveva rigettato la richiesta di archiviazione, formulando l’imputazione, quella di aver provocato alla paziente “lesioni personali consistite in una necrosi irreversibile dell’ovaio sinistro”.

A processo, la cremonese si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Bracchi, che ha chiamato in causa l’assicurazione come responsabile civile. I due medici sono assistiti dagli avvocati Diego Munafò e Tommaso Scolarici. Tra le parti pendono trattative per il risarcimento per estromettere la parte civile, e intanto l’udienza è stata aggiornata al prossimo 29 gennaio.

Nell’atto di costituzione di parte civile, l’avvocato Bracchi scrive che “il ritardo diagnostico e terapeutico imputabile al comportamento dei medici di Cremona ha determinato l’aggravamento irreversibile del quadro clinico, rendendo inevitabile la rimozione dell’ovaio e della tuba e comportando un indebolimento permanente dell’organo della procreazione e del sistema endocrino“.

Per la difesa, invece, “l’assenza di necrosi all’esame istologico escludeva un danno d’organo grave nell’intervallo di 36 ore, e la rimozione effettuata a Brescia era stato un atto non doveroso, quindi evitabile“.

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