Cronaca

Molestie e atti sessuali sul posto di lavoro dopo un rifiuto: 33enne a processo

Minacciata e molestata dal collega. Vittima, una 38enne che in aula ha raccontato le offese, gli insulti e gli approcci sessuali subiti. L'imputato era stato licenziato

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Un 33enne è a processo con l’accusa di violenza sessuale e stalking commessi sul luogo di lavoro a partire dal gennaio del 2023 fino al settembre del 2024. Parte civile si è costituita la vittima, una 38enne assistita dall’avvocato Mimma Aiello. Nel 2021 la donna si era separata dal compagno violento e ludopatico che nell’ottobre dell’anno scorso era stato condannato a tre anni per maltrattamenti.

Due anni dopo la 38enne era stata corteggiata dal collega, ma lei aveva rifiutato i suoi inviti ad uscire. Per questo motivo lui avrebbe cominciato a minacciarla e a molestarla abitualmente, sia di persona che inviandole dei messaggi su WhatsApp. Nell’azienda dove entrambi lavoravano, anche alla presenza di altri colleghi, le avrebbe fatto sgraditi apprezzamenti sul suo aspetto fisico, rivolgendole insulti mirati a mortificarla come donna nella sua sfera sessuale: “Come fai a permetterti di rifarti le labbra?”, le avrebbe detto. “Vuol dire che fai il doppio lavoro e alla sera vai sulla Paullese”.

In aula, la donna, ancora oggi dipendente della ditta, ha spiegato che lei e l’imputato lavoravano in due reparti diversi e che le offese e gli insulti, prima sporadici, nell’ultimo periodo erano diventati quotidiani. “Lui veniva nel nostro reparto anche quando non doveva venire”, ha raccontato la 38enne, “e mi insultava”.

L’avvocato Aiello

Era successo in mensa, nel parcheggio, durante la timbratura dei turni. Lui faceva le pause quando voleva. Io piangevo tutti i giorni, lui aveva un comportamento aggressivo, e io l’ho segnalato ai miei capi. Lui aveva già i suoi problemi sul lavoro per i suoi comportamenti, aveva già ricevuto delle lettere di richiamo, e poi sono iniziati i problemi con me. Alla fine è stato licenziato“.

Quotidianamente, l’imputato l’avrebbe pedinata all’interno dell’azienda, seguendola durante le pause ai distributori automatici e nei movimenti nelle varie aree del magazzino, nonostante la propria postazione di lavoro fosse situata in un reparto differente e con orari di pausa diversi.

Nell’aprile del 2024 l’avrebbe anche costretta a subire atti sessuali: durante una pausa di lavoro, quando lei si stava dirigendo all’esterno dei locali, l’imputato, che si era presentato con delle bermuda bianche trasparenti, l’avrebbe avvicinata, presa per la spalla sinistra e fatta girare di schiena. Anche se per pochi secondi, avrebbe appoggiato il suo bacino al fondoschiena della collega, pronunciando frasi volgari.

Il 13 settembre del 2024, durante una pausa pranzo, ancora una volta lui le avrebbe urlato contro frasi ingiuriose, e a quel punto lei, esasperata, aveva sporto denuncia. Durante l’esame della vittima, l’avvocato della difesa ha chiesto alla donna se fosse a conoscenza dell’orientamento sessuale dell’imputato, che avrebbe confidato ad alcuni colleghi di essere omosessuale. “Io so che gli piacevano le donne”, ha risposto la 38enne.

Si torna in aula il prossimo 22 dicembre con gli altri testimoni del pm Alessio Dinoi.

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