Cronaca

Approcci sessuali a scuola su una collega, il bidello: “I miei, solo intenti amichevoli”

Il 40enne, che soffre di una forma di disabilità mentale, si è difeso, negando di averla toccata o di averla trattenuta con la forza. Disposta una perizia psichiatrica

Il Tribunale di Cremona
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“Forse ho esagerato con questa confidenza, e chiedo scusa, ma il mio era un comportamento amichevole, non era un invito a fini sessuali“. Con queste parole oggi in aula un bidello 40enne di una scuola elementare di Cremona si è difeso dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di una collega di 58 anni dipendente dello stesso plesso scolastico cittadino, una media. Secondo la presunta vittima, lui le avrebbe fatto pesanti avances, l’avrebbe toccata e tentato di baciarla.

L’episodio risale al pomeriggio del 30 ottobre del 2024, e sarebbe accaduto nella scuola dove lavora l’imputato, che è tuttora sospeso. Quel giorno in palestra era in corso il consiglio scolastico di tutto il plesso, circa 150 insegnanti, e la donna era stata temporaneamente spostata per aiutare i colleghi. Con lei, che doveva fare le pulizie nella mensa, c’erano il 40enne e un altro collaboratore scolastico.

La 58enne aveva raccontato che il primo approccio era avvenuto quando lei era seduta in corridoio su una panca. Il collega le si era avvicinato e le aveva proposto un rapporto sessuale. Lei si era arrabbiata, rispondendogli che avrebbe potuto essere sua madre, e si era allontanata.

“Le mancavano ancora venti minuti prima che finisse il turno”, ha spiegato oggi l’imputato, “e le avevo chiesto di raggiungere il collega al piano superiore per aiutarlo, visto che era nuovo”. “Oppure resti qui perchè vuoi fare qualche sporcacciata con me?“, le aveva poi chiesto. “Quella è stata un’uscita infelice“, ha ammesso il 40enne, che però ha puntualizzato: ho fatto qualche allusione, è vero, ma non avevo intenti di natura sessuale, il mio era un incentivo affinchè andasse a dare una mano all’altro collega”.

Imputato e presunta vittima si erano poi rivisti alla postazione della timbratrice. “Mi è sembrato che volesse evitarmi con lo sguardo, e così sono andato a salutarla“, ha raccontato lui. “Era appoggiata ad un tavolino. Io mi sono seduto al suo fianco e le ho messo una mano sulla spalla. Forse l’ho abbracciata, ho preso una confidenza che non avrei dovuto, ma era un modo per salutarla in amicizia“. “Dai, dammi un bacio che ci salutiamo“, le avevo detto, “facendo il segno sulla guancia. Lei ha detto di no, ma io gliel’ho dato lo stesso, sempre tenendola abbracciata in modo amichevole. A quel punto lei si è tirata indietro di scatto”. Il bidello ha negato di averle toccato le natiche, come invece era stato raccontato dalla donna. “Non l’ho toccata nelle parti intime, non ho tentato di baciarla sulla bocca e non l’ho trattenuta fisicamente“.

Nella sua testimonianza, la 58enne aveva riferito di essere scappata, ma di aver trovato chiusa a chiave la porta che dà accesso al cortile dove aveva la bicicletta. “Lui non voleva farmi uscire, ma poi mi ha aperto e sono corsa via, avevo paura che mi corresse dietro”. Falso, secondo l’imputato.

Per quanto accaduto, la presunta vittima si era confidata con la direttrice dei Servizi Generali e Amministrativi e con la dirigente scolastica del suo plesso, che avevano inoltrato una segnalazione in procura. In aula la dirigente scolastica aveva parlato di “esuberanza” del 40enne, che non ha mai avuto precedenti di violenza, e di “comportamenti sopra le righe. Faceva battute di carattere sessuale, tanto che qualche collega si era infastidita. Nel tempo, il personale ha imparato a gestirlo“.

Il 40enne soffre di una forma di disabilità mentale. Marco Agosti, psichiatra incaricato dalla procura di valutarlo, ha parlato di semi infermità mentale, mentre il collega Franco Spinogatti, che ancora oggi lo ha in cura, è andato oltre, parlando di incapacità totale rispetto allo specifico episodio. “Non si è reso conto che il proprio atteggiamento non è stato appropriato, ma comunque non è incline a comportamenti di questo tipo“, ha detto Spinogatti. “Con un training di riabilitazione in un istituto specializzato, attualmente ha una maggiore consapevolezza dei propri comportamenti”.

Dopo aver sentito i due consulenti, il Tribunale, ai fini della sentenza, ha comunque ritenuto necessario disporre una perizia per accertare la capacità di intendere e di volere dell’imputato rispetto ai fatti e la sua eventuale pericolosità sociale. Il 3 dicembre i giudici affideranno l’incarico al proprio esperto, il medico psichiatra di Piacenza Filippo Lombardi.

Nel processo, il bidello è assistito dall’avvocato Isabella Cantalupo.

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