Nuovo anno scolastico al CPIA: molte richieste e poche risorse
Il centro provinciale per l'istruzione degli adulti fa i conti ancora una volta con la carenza di aule e docenti, mentre aumenta la richiesta di corsi di lingua italiana
Parte il nuovo anno scolastico al CPIA (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti), istituto nel 2012 come evoluzione dei Centri permanenti nati nel 1997. A Cremona sono già entrate nel vivo le lezioni per sei classi di scuola media, una classe di scuola superiore e quattro gruppi di alfabetizzazione.
L’offerta formativa risponde a esigenze diversificate e capillari, come spiega il dirigente scolastico Alberto Ferrari: “Cerchiamo di rispondere alle esigenze del territorio e ai bisogni dei singoli adulti: si tratta a volte di genitori, altre volte di persone che necessitano di certificazioni linguistiche per lavorare.
Il nostro obiettivo è favorire un reale inserimento cittadino, e lo strumento principe per riuscirci è sicuramente la lingua italiana”. Il recente decreto approvato dal Governo, che punta a favorire la conoscenza dell’italiano tra la popolazione straniera, individua proprio nei CPIA il fulcro dell’integrazione. Oltre alla sede di Cremona, il centro è attivo anche a Crema, Casalmaggiore e con una sezione staccata all’interno del carcere.
“Intercettiamo un’utenza variegata tra desiderio di riscatto e arricchimento culturale” dice Ferrari, “la platea degli studenti è trasversale per provenienza ed età. Sullo sfondo resta la richiesta comune di diventare cittadini a pieno titolo e di contribuire alla società. Portano con sé culture diverse ma ricche, fondamentali se ci lasciamo contaminare.”
A confermare il grande entusiasmo è anche Rosa Ventrella, docente al CPIA da oltre vent’anni: “C’è tantissima voglia di imparare, di migliorarsi e di ricevere un supporto concreto per l’inserimento nel mondo del lavoro. È un contesto complesso, ma che regala immense soddisfazioni sia a noi docenti sia agli studenti”.
Anche qui però le risorse sono scarse, mancano aule e docenti tanto che anche quest’anno circa 300 persone sono state escluse: “Facciamo il possibile con le poche risorse umane a disposizione”, ammette la professoressa Ventrella, “siamo pochi a fronte di una domanda grandissima, non riusciamo a rispondere a tutte le richieste”.
Tra le note più positive degli ultimi anni c’è il costante aumento della partecipazione femminile ai corsi: “Un fenomeno che segna un importante passo avanti sul fronte dell’emancipazione sociale e lavorativa”, ci dice Ventrella, “essere riusciti a coinvolgere non solo le mamme, ma anche tante giovani donne che desiderano inserirsi nel mercato del lavoro, rappresenta una conquista preziosa per la nostra scuola”.




