Cremona, allarme CGIL sull’esternalizzazione in Medicina Interna: “A rischio la sicurezza delle cure”
Il sindacato contesta il progetto di affidare a una cooperativa il personale infermieristico e sociosanitario del reparto dell’ospedale cittadino
Forte preoccupazione per il progetto di esternalizzazione del personale infermieristico e sociosanitario della Medicina Interna dell’Ospedale di Cremona. A esprimerla sono CGIL Cremona, FP CGIL Cremona e SPI CGIL Cremona, che raccolgono e rilanciano le criticità sollevate dagli stessi medici del reparto nella lettera inviata il 13 ottobre alla Direzione dell’ASST.
Una presa di posizione che mette al centro una questione fondamentale: la sicurezza dei pazienti e la qualità dell’assistenza in un reparto dove arrivano persone spesso in condizioni gravi e che necessitano di interventi tempestivi. Proprio in Medicina Interna, sottolineano i sindacati, la capacità degli infermieri di riconoscere rapidamente i segnali di un peggioramento clinico e intervenire senza ritardi rappresenta un elemento irrinunciabile. Una competenza che si costruisce nel tempo, attraverso l’esperienza, la conoscenza dei pazienti e il lavoro quotidiano di squadra. Il timore è che l’affidamento del servizio a una cooperativa possa determinare un ricambio frequente degli operatori, rendendo più difficile consolidare quella conoscenza del reparto e delle persone ricoverate che contribuisce alla sicurezza delle cure. Per CGIL, FP CGIL e SPI CGIL la questione non riguarda soltanto le condizioni di lavoro del personale, ma coinvolge direttamente i cittadini e le loro famiglie. In gioco ci sono la continuità assistenziale e la capacità della sanità pubblica di garantire prestazioni sicure e di qualità. “La tutela della salute è un diritto fondamentale”, è il principio richiamato dalle organizzazioni sindacali, che esprimono perplessità anche alla luce delle altre esternalizzazioni già avviate all’interno dell’ASST Cremona. Secondo il sindacato, il ricorso agli appalti non rappresenta una risposta strutturale alla carenza di personale e alle difficoltà di reclutamento.
Per affrontare questi problemi servono invece investimenti nella sanità pubblica, migliori condizioni di lavoro e professioni sanitarie più attrattive, anche attraverso retribuzioni adeguate.
Da qui la richiesta alla Direzione dell’ASST Cremona di aprire un confronto concreto e di rivalutare il progetto, ascoltando i professionisti sanitari, analizzando le conseguenze sul personale e mettendo al primo posto la sicurezza dei pazienti. Le tre sigle precisano di non voler contrapporre i lavoratori della sanità pubblica a quelli impiegati nelle cooperative, ai quali devono essere garantite pari dignità e tutele. La preoccupazione riguarda piuttosto un modello organizzativo che, nato per rispondere a una situazione di emergenza, rischia di trasformarsi in un arretramento strutturale del servizio sanitario pubblico. La posizione del sindacato si inserisce nella più ampia mobilitazione a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per il diritto alla salute, promossa dalla CGIL insieme a numerose associazioni. L’obiettivo è rafforzare il Servizio sanitario nazionale attraverso maggiori risorse e più personale, affinché ogni cittadino possa accedere a cure sicure, di qualità e realmente accessibili.
L’invito rivolto alla cittadinanza è quindi quello di sostenere la proposta firmando la petizione, anche online attraverso il sito del Ministero della Giustizia. Per le organizzazioni sindacali, la difesa della sanità pubblica passa anche da scelte organizzative capaci di valorizzare le professionalità, garantire continuità assistenziale e preservare quel patrimonio di esperienza che, soprattutto nei reparti più delicati, può fare la differenza nella cura delle persone.