Un racconto di Paola Magro

La mazurca di periferia

Un racconto di Paola Magro

A Scrocchiazeppi vivono duecentocinquantatré anime. Che poi vivono non è il termine giusto. Diciamo che a Scrocchiazeppi ci sono duecentocinquantatré anime che passano il tempo. O meglio, e poi basta con le puntualizzazioni, è il tempo che passa a Scrocchiazeppi, che passa molto lentamente a dirla tutta, e i suoi abitanti si limitano per lo più a prenderne atto. 

A Scrocchiazeppi ci sono due tipi di persone, i vecchi e le badanti dei vecchi. Non è sempre stato così da queste parti. Cioè la questione del tempo si può dire che non sia poi cambiata tanto, ma un tempo Scrocchiazeppi era un paese come tanti, con i bambini, i negozi, la chiesa eccetera. 

Adesso comunque le cose stanno così. Il martedì è un giorno speciale a Scrocchiazeppi, e tutti quelli che hanno ancora idea di che giorno sia lo sanno. Il martedì, dicevo, alle diciassette in punto ci si trova tutti nel vecchio salone dell’oratorio, e si balla la mazurca. Non tutti ballano, è chiaro, ma quelli che non ballano vengono lo stesso accompagnati dalle badanti. Oggi poi è un martedì davvero speciale, ci sono tutti. È l’ultima settimana di giugno ed è la giornata di chiusura del corso annuale di mazurca, le lezioni riprenderanno a settembre. Col fresco.

Oggi, dicevo, c’è un’ospite di rilievo. È Teresina Perri, la pluripremiata ballerina di mazurca. Tutti a Scrocchiazeppi la conoscono. Teresina è stata tre volte finalista nella competizione provinciale di mazurca. Da qualche anno Teresina non gareggia più, ma da queste parti è ancora una star.

Sono già le diciassette e tredici quando Teresina fa il suo ingresso nel vecchio stanzone. È splendida nel suo abito color pesca e tutti applaudono. Roberto, che è l’insegnante di ballo, ma anche il responsabile dei servizi sociali del distretto, nonché il cognato di Teresina, la accoglie e la presenta brevemente. Quest’anno sarà Teresina a selezionare la coppia vincitrice della gara di mazurca.

Parte la musica e le vecchie coppie iniziano a ballare. Affinché possa svolgere il suo compito, l’ex ballerina viene fatta accomodare dietro un tavolo su cui sono state preparate una bottiglietta d’acqua marca Santa Silvia, naturale ambiente, un bicchiere di plastica bianco, alcune caramelle, una penna e un blocchetto di fogli a quadretti. La prima canzone finisce, tutti applaudono, diversi si sporgono dalle loro postazioni per sorridere a Teresina, che ricambia alcuni sorrisi ma per lo più tiene d’occhio l’orologio. La musica suona e i danzatori ballano, Teresina invece sembra annoiata. E forse lo è. A dire il vero non vede l’ora di andarsene. 

Alle diciotto in punto suona l’ultima canzone. I vecchi abitanti di Scrocchiazeppi applaudono di nuovo, gli uomini hanno le camicie zuppe, le donne si sistemano i capelli. Molti sorridono, alcuni si complimentano con gli avversari, tutti aspettano il verdetto di Teresina.

Roberto le si avvicina e le passa il microfono.

«Ehm…»

È una mazurca di periferiaaaaa… la suoneria del telefono rimbomba tra le vecchie pareti. Teresina si affretta a prendere la chiamata.

«Sì… no. Sì sì. Arrivo subito». 

Chiude la chiamata e raccoglie la borsetta dal tavolo. Sussurra qualcosa all’orecchio di Roberto, che annuisce.

«Grazie a tutti per avermi invitato, è stato un onore. Grazie ancora» annuncia alla folla, e in un fruscio di poliestere aranciato è già fuori in strada.

Nel vecchio salone i ballerini restano in silenzio, interdetti.

È una mazurca di periferiaaaaaa… 

Roberto ha messo su un’altra canzone, le vecchie coppie riprendono a ballare con un’alzata di spalle. Sorridono. A Scrocchiazeppi non vale la pena passare il tempo a prendersela per una gara di ballo.