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Boccacci, la fonderia degli artisti chiude i battenti

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La storica Fonderia Artistica Boccacci chiude i battenti. Nata nel 1933 ad opera del fondatore Luigi Boccacci, ha trasformato in bronzo le opere di grandi artisti cremonesi, lombardi e stranieri. Fusioni in giro per l’Italia e non solo. Dal campanile della Chiesa di Longarone all’aquila di Gheddafi. L’attività dell’azienda è iniziata nella cantina della parrocchia di S. Agata. Poi, il trasferimento in via Gadio, in via Buoso da Dovara (all’epoca periferia della città) e, infine, in via delle industrie. Tanti spostamenti, ma un’unica tecnica d’eccellenza: la fusione a cera, un metodo prezioso che solo una dozzina di fonderie in Italia sanno fare. Ora, per motivi personali e di mercato, l’azienda gestita da Valentino Boccacci, cessa la propria attività. Ecco l’appello del geometra Giulio Grimozzi: «Triste è pensare che questa prestigiosa azienda, che ha dato a Cremona questi abili e operosi maestri d’arte, debba svanire così tra l’indifferenza generale».

Chiedo di concedermi lo spazio del suo giornale per poter esternare alcune riflessioni, come quando si perde qualcosa che è caro. Ebbi l’opportunità di entrare in contatto con la famiglia di Luigi Boccacci, titolare della Fonderia Artistica quando ancora aveva sede in via Buoso da Dovara. Fui chiamato come professionista per provvedere al compimento di opere di manutenzione straordinaria dell’ormai vecchia officina.

La mia propensione per le attività artistiche generò in me un feeling particolare che mi dispose a svolgere l’incarico, oltre che con il migliore impegno professionale, anche con un particolare rispetto per ciò che la millenaria arte della fusione di bronzi scultorei rappresentava, e in più averla a Cremona implicava l’obbligo di  particolari attenzioni. Ciò fu percepito anche dalla sensibilità dei componenti della famiglia Boccacci. Tant’è vero che successivamente nel 1990 fui chiamato a progettare e realizzare la nuova sede in via delle Industrie.

Ma in questo mio scritto non è di ciò che mi interessa dire. Ciò che merita essere detto è cosa e quanto abbia significato per Cremona la Fonderia Artistica Boccacci. Fin dal 1926, anno in cui Luigi Boccacci iniziò il lavoro come argentiere cesellatore alle dipendenze di un fiorentino che aveva avviato una piccola fonderia artistica qui in città, ancora priva di una simile attività. Luigi Boccacci ha poi rilevato il laboratorio nel 1931, e iniziato in proprio; nel 1933 si trasferì in via Buoso da Dovara potenziando le attrezzature e iniziando le fusioni artistiche fino a divenire una delle più rinomate dell’Italia settentrionale. Alla fonderia, nella quale lavoravano anche i figli Mario e Valentino con qualche manovale in aiuto, cominciarono a rivolgersi, oltre gli artisti locali, anche nomi di fama nazionale, e col tempo anche stranieri. L’azienda crebbe per la passione e la perizia profusa nel lavoro da parte di tutti, padre e figli.

Non è questo un lavoro facile, è assai complesso, faticoso e anche pericoloso, svolto tra il forte calore dei metalli  fusi in lega, ma ciò non ha impedito di affrontare quelle giornate affatto corte e lievi; anche le nottate insonni erano messe in conto quando la fusione per grandezza e complessità lo avesse richiesto. La grande passione dava ai Boccacci la forza e l’entusiasmo per compiere senza risparmio la loro opera.  Questo anche per il rispetto che portavano per l’opera scultorea loro affidata.

Nel 1990 la sede originaria di via Buoso da Dovara non risultava più adeguata allo svolgimento del lavoro che nel frattempo si era evoluto e richiedeva nuovi tipi di impianti e spazi, le grandi fusioni che venivano commissionate segnalavano l’angustia degli spazi, come si era verificato per il campanile bronzeo di Longarone, le sculture del tedesco  Waldemar Otto per le tribune di uno stadio, le opere degli scultori concittadini Ferraroni e Solci; perciò i fratelli Mario e Valentino decisero di trasferire la fonderia in un complesso industriale più idoneo in via delle Industrie 28.

Con entusiasmo e coraggio affrontarono le difficoltà del trasferimento di attrezzature e di tutto il materiale da conservare, come modelli e gessi, ma la difficoltà fu superata con l’animo sostenuto dalla volontà di meglio fare e raggiungere una produzione ancor  più qualificata. I successivi anni furono favorevoli, anche con l’inserimento nell’attività del figlio di Valentino. Roberto, un ragazzo dalle grandi doti di lavoratore, appassionato del lavoro della famiglia, orgoglioso della discendenza di fonditori artistici, desideroso di intraprendere innovazioni miogliorattive dei procedimenti di fusione.

Così la nuova fonderia si dotò di macchinari inediti appositamente ideati con la geniale collaborazione di del geniaccio meccanico di Franco Franzini; ne seguì un periodo di buoni risultati, costati anche impegno economico considerevole, superamento delle difficoltà burocratiche non indifferenti con l’aiuto anche di Paolo Pizzamiglio, tutti spinti dalla consapevolezza di aver a che fare con una committenza di persone da prendersi ad esempio per volontà e dedizione al proprio lavoro amato come si ama l’arte.

Ma purtroppo la ruota della sorte  iniziò improvvisamente il giro negativo. Le commesse cominciarono a diminuire a causa del profilarsi della crisi economica; già perché gli artisti in tempo di crisi producono meno, e le commesse industriali calano col diminuire delle vendite. Lo zio Mario raggiunta l’età della pensione lasciò il lavoro al nipote e il papà Valentino cedette il brando al figlio, restando come aiutante. Ma la prematura morte di Roberto, ormai divenuto colonna portante dell’azienda, ha colpito gravemente lo spirito famigliare, e questa calamità si è  sovrapposta a tutte le difficoltà sopraggiunte. Valentino, superando lo stato d’animo devastato dal dolore e dalle preoccupazioni, caparbiamente come il comandante della nave che affonda ha tentato di non cedere, ma privo di aiuti, di un minimo di qualsiasi sostegno esterno, classici di una società cittadina ormai anestetizzata, ha dovuto capitolare, cessando l’attività.

Quante sculture trasformate in bronzi dalla Fonderia Artistica Boccacci, ve ne  sono collocate ovunque. Senza andarle a ricercare in giro per l’Italia e negli alti Paesi, basta  recarsi al Cimitero cittadino per rendersi conto di quante opere siano uscite dalle sue fusioni, pregevoli opere per tombe di famiglia, creazioni di insigni artisti, la nutrita schiera dei busti del viale degli artisti, e quante altre. Triste è pensare a questa prestigiosa azienda, che questi abili e operosi maestri d’arte hanno dato a Cremona, debba svanire così tra l’indifferenza generale, quando forse qualche intervento avrebbe potuto tenere in vita tramandandola a nuove forze.

Io guardo quelle mie cosucce che ho fatto trasformare in bronzo alla “Fonderia Artistica Boccacci”, alla cui crescita modestamente ho contribuito anch’io, e mi viene un moto di commozione, sento il dovere di dire: vi ringrazio Signori Boccacci per la vostra opera, soprattutto ve lo dico io per tutti quelli che hanno fatto fatica a dirvelo.

Giulio Grimozzi


 

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