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Il mistero delle tre opere dei Campi sparite dal Duomo di GuastallaIl ciclopico restauro risolverà l’enigma?

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Capolavori di Bernardino e Vincenzo Campi nella Chiesa reggiana voluta da Cesare Gonzaga e consacrata da san Carlo Borromeo. “Le tele erano almeno tre” ha annunciato martedi sera la studiosa Elisa Bertazzoni. Bernardino, allievo di Giulio Campi (Cremona 1508- 1573) fu anche incaricato di realizzare l’ancona per per l’altare principale.  La rivelazione alla vigilia dello  storico restauro al via fra 80 giorni – Budget di 2 milioni di euro.

GUASTALLA – “Sì,  è certo, i documenti che abbiamo rinvenuto in questi giorni parlano chiaro: i Campi di Cremona sono stati tra gli artefici principali della realizzazione del Duomo di Guastalla che è pure Concattedrale”. Parliamo di Bernardino, che però era nato a Reggio Emilia ma era allievo del cremonesissimo Giulio e molto ha lavorato tra Cremona e Milano ispirandosi ai modelli di Camillo Boccaccino, altro pittore cremonese, figlio di Boccaccio, che molto ha fatto per la Chiesa di San Sigismondo. E parliamo di Vincenzo (Cremona 1536 ca-1591), artista avviato alla pittura dai fratelli Giulio e Antonio. Nel 1588, l’anno in cui Bernardino fu incaricato di realizzare a Guastalla l’ancona (tavola dipinta da altare, ndr)  “dove sarà dipinto sopra la Gloriosa Vergine Maria, et farla in quello miglior modo ch’a me piacerà; e la detta ancona va posta a l’altare di Sua Eccellenza in Domo”,  Vincenzo Campi iniziava a decorare la volta di San Paolo a Milano”. Insomma i Campi di Cremona erano richiestissimi  e molto apprezzati.

La professoressa Elisa Bertazzoni, pilastro da 26 anni della Biblioteca Maldotti di Guastalla (120mila volumi, 24 incunaboli, più di 1.500 cinquecentine; autrice di preziosi saggi sul  Duomo voluto da Cesare Gonzaga e consacrato da San Carlo Borromeo nel 1575) martedi sera ha presentato le sue “carte”, un dossier che è stato consegnato ai progettisti dello studio Severi di Reggio Emilia incaricato di dirigere i lavori di restauro di una delle più belle chiese del Nord Italia. Un dossier guida perché i progettisti rispettino la “storia” del Duomo gonzaghesco e lo restituiscano all’antico splendore. I lavori, urgenti, inizieranno fra 80 giorni. Budget previsto: almeno 2 milioni di euro.

“Queste tre tele – ha proseguito Elisa Bertazzoni – sono però scomparse. C’erano fino alla fine del Seicento, decoravano gli altari principali del Duomo. Ma opere dei Campi c’erano pure nella vicina chiesa della Morte. Da allora non si è saputo più nulla. Chissà che durante il restauro non emergano notizie chiarificatrici in tal senso. Il Vincenzo Campi che si vede nel primo altare a sinistra, entrando in Duomo,  cioè San Francesco che riceve le Stimmate è solo una copia;  un’altra copia si trova a Desenzano. Le tre opere dei Campi furono sostituite agli inizi del Settecento da tele di sconosciuti e modesti pittori locali, poi andate in rovina. Lo riferisce Giovanni Battista Benamati, un frate colto che viveva nell’antico convento dei Servi”.

Altri “segni” della scuola cremonese probabilmente saranno rivelati nel corso degli studi affidati ad un architetto docente universitario (Stefano Storchi), alla dott.ssa Francesca Benevelli (ex allieva del prof. Adorni dell’Università di Parma, autrice di una tesi di laurea proprio sul Duomo di Guastalla); oltreché, naturalmente, alla prof.ssa Bertazzoni che non ha escluso clamorose sorprese.

Enrico Pirondini

 

 

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