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Strada Sud: presidio dei “no”« È solo una scusa per edificare in una zona che ora è vincolata»

Sabato mattina presidio di residenti contro la Strada Sud, all’incrocio tra via San Rocco e via Diritta. Il gruppo, rinforzato da una rappresentanza del C.S.A. Kavarna, ha ribadito i timori condivisi con il comitato e con il resto dei residenti. «La nostra impressione è che la strada sia solo un pretesto per poter rendere edificabili terreni che ora non lo sono – dice Damiano – questa è una zona vincolata (sia dal punto di vista ambientale che architettonico) che fa gola ai palazzinari. Sicuramente ridurre il problema del traffico non è la vera priorità, perché non si risolvono i problemi di viabilità moltiplicando le strade»
Alle parole di Damiano fanno eco quelle di Alfredo, un’altro residente: «Non dimentichiamoci che in questa zona ospitiamo anche l’inceneritore, la nostra parte la stiamo già facendo. Chiederci anche il sacrificio della Strada Sud credo proprio che sia troppo». Sandra si dice molto preoccupata anche dalla strategie con la quale l’Amministrazione agisce, la questione del cantiere rimosso non è stata ancora del tutto digerita. «Come prima cosa non capisco come mai nei trent’anni di vita del progetto non sia mai stato fatto un carotaggio, proprio adesso se ne veda la necessità? La cosa è alquanto ambigua, soprattutto la dinamica degli eventi. Quello che mi lascia perplessa è che il cantiere, realizzato senza alcun preavviso e sprovvisto dei tabelloni informativi, una volta rimosso non sia più ricomparso. Se si fosse semplicemente trattato di un disguido burocratico, sicuramente il giorno dopo lo avremmo ritrovato nello stesso posto. Le parole del vicesindaco Malvezzi mi sono sembrate elusive e poco trasparenti»
Alfredo, Damiano, Giuseppe, Viviana, Sandra e tutti i residenti presenti e non convengono su un punto: La Strada Sud non è un’ opera utile alla città, ne a chi in quelle zone ci abita, ne tanto meno al resto dei cittadini. La Strada Sud è solo l’ennesima e gratuita cementificazione, che viene confusa con il progresso e con la modernizzazione. In oltre sono tutti convinti che non sia ormai più possibile calare dall’alto opere di tali dimensioni e di tali ingerenze ambientali senza il coinvolgimento della popolazione. «Così come accade per la Tav in Val di Susa – convengono tutti – anche noi vogliamo intraprendere un’ azione di sensibilizzazione che coinvolga tutta la popolazione, le firme ne sono una prova, ed insieme contrapporci a questo tipo decisioni che vengono calate dall’alto.


 

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