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La crisi colpisce anche le badantiMolte tornano ai loro PaesiLe famiglie non possono più pagare l’assistenza

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C’è poco lavoro anche per le badanti sotto il Torrazzo. A sentire i loro “collocatori” la crisi e i maggiori costi delle famiglie hanno messo nei guai tante persone che adesso si trovano a dover rinunciare all’assistenza ai loro vecchi. Proibitivi i costi delle case di riposo, troppo alti quelle dell’assistenza – più o meno regolarizzata – delle badanti. Diverse di loro sono già tornate ai Paesi di provenienza portando là quanto raggranellato in questi anni, spesso sufficiente per far dote e casa per i figli. La crisi è servita a contenere i costi di queste “collaboratrici” familiari che, fino a un paio di anni fa, erano in continua crescita in una città tra le più vecchie d’Europa. Ora la situazione è cambiata e pur essendo ancora numerose (si ipotizzano 3-4 mila badanti in provincia anche se il dato è difficilmente censibile), le badanti hanno dovuto reinventarsi donne delle pulizie, cameriere, operaie oppure tornarsene a casa. Per assistere i nostri anziani restano comune insostituibili vista la situazione dell’assistenza pubblica sempre sotto taglio. Gli anziani vanno curati, accuditi, accompagnati.

Si ritrovano al mercoledì e al sabato al mercato oppure la domenica sulle panchine dei giardini pubblici di piazza Roma. Sono le badanti, in realtà il nuovo welfare all’italiana. E di fronte agli enormi buchi  dell’assistenza pubblica le famiglie si sono comportate come degli  imprenditori: si sono rivolte al mercato internazionale del lavoro che forniva occasioni a prezzi contenuti. Ne è nata una nuova combinazione dove l’iniziativa privata surroga il pubblico, dove la domanda delle famiglie con anziani si è incontrata con l’offerta di immigrate in gran parte provenienti dall’Est. Stando al Censis la maggior parte è immigrata (71,6%) e proviene dall’Europa dell’Est: Romania (19,4%), Ucraina (10,4%), Polonia (7,7%) e Moldavia (6,2%). Numerose anche le filippine: il 9% del totale. Colf e badanti sono per l’82,6% donne, il 51,4% ha meno di 40 anni. Quante sono? 1 milione 538mila e lavorano in 2 milioni 412mila famiglie italiane: per il Censis, una famiglia su dieci è badante-dipendente. Senza il loro lavoro, il bilancio dello Stato italiano sarebbe gravato da un onere ulteriore di circa un miliardo di euro l’anno (studio della rivista americana “Christian Science Monitor”). Quanto guadagnano? La maggioranza meno di mille euro netti al mese: il 22,9% meno di 600 euro, il 20,2% da 600 a 800, il 24,5% tra 800 e 1.000. Ma una fetta consistente (il 32,4%) riesce a portarsi a casa oltre mille euro (il 14,6% guadagna più di 1.200 euro). E ancora: il 62% lavora in nero o con un’evasione contributiva parziale.

Alle case di cura e alle residenze sanitario-assistenziali si rivolge, su 2,8 milioni di anziani bisognosi d’assistenza, una percentuale minima: meno dell’8%. Gli italiani non amano finire in ospizio come scandinavi e californiani. Nonostante gli over 65 siano aumentati vertiginosamente, negli ultimi dieci anni il numero di vecchi che hanno trovato ricovero in istituti ad hoc è rimasto praticamente identico. Ad alimentare la diffidenza nei confronti dell’ospizio giocano un ruolo prezzi non certo popolari: per un ricovero  si arriva a spendere anche 1500-2000 euro al mese di contro ai mille euro di costo di un assistente a domicilio.

 

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