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Festivaletteratura di Mantova, la svolta: meno libri, più fatti del mondo

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Meno presentazioni dei libri, più attenzione ai fatti del mondo. Quest’anno grande interesse per le  ribellioni del Nord Africa e al risveglio arabo. Domenica il Festival, nato nel 1996, calerà il sipario. Folla per Gad Lerner, Eliane Brum, Erri De Luca, Giorgio Faletti e lo scozzese Dalrymple.

Mantova – E’ la svolta: alla quindicesima edizione (400 eventi, 600 volontari, cento sponsor) il Festivaletteratura più seguito e imitato d’Italia, cambia passo. Non più raffiche di presentazioni di libri, o almeno non solo quelle, ma anche una grande attenzione ai fatti che stanno sconquassando il mondo. Come il risveglio arabo (la protesta in Tunisia è iniziata il 17 dicembre 2010 ed il presidente Ben Ali è stato costretto a scappare); poi l’incendio è divampato in Algeria, Egitto (caduta del regime di Mubarak), Iran, Libia (migliaia di morti, Gheddafi in fuga). Fatti inquietanti, “mondiali”. Sotto il tendone del cortile della Cavallerizza ,Gad Lerner e Tahar Lamri ne hanno parlato davanti al classico “pienone”.  Per Lerner (libanese di nascita,apolide per 28 anni) siamo di fronte ad un nuovo ’48 ,  alle rivoluzioni dell’Ottocento; per lo scrittore nato ad Algeri (ma residente a Ravenna) in queste rivolte c’è una tale  ricchezza culturale che i cittadini occidentali ancora , purtroppo, non hanno  saputo cogliere.  Insomma queste rivolte non sono “rivoluzioni del pane”( nel Barheim, dove tutto è cominciato, il reddito medio procapite è di 44mila euro l’anno).Per tutti,  questi fatti sono  semmai lezioni da seguire, da analizzare. Appunto con scrittori, giornalisti, intellettuali, come ha indicato il Festival. Tra il pubblico notato  il sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.

Domenica 11 la kermesse calerà il sipario. E’ presto per un bilancio – anche perché nel week end sono in programma eventi notevoli – ma già si può fare una graduatoria. Il napoletano Erri De Luca (“lo scrittore del decennio”) ha svolto il tema della fuga  (“che è sempre un atto di libertà anche quando è imposto dall’alto”) convincendo con un linguaggio misurato, la voce ferma e sicura, l’incanto della narrazione (la fuga degli Ebrei attraverso il mar Rosso e il deserto). Ha conquistato la platea anche la brasiliana del Rio Grande do Sul Eliane Brum, la “Fallaci dell’America latina” (è così che l’ha presentata Maurizio Chierici) parlando del “balzo capitalista del mio Paese che in pochi anni è passato dal 50 al 16% di povertà e 55 milioni di persone dall’indigenza alla classe media”. Ha fatto centro Giorgio Faletti, scrittore dal 2002 (“Io uccido”, 4 milioni di copie)spiegando la differenza tra “noir” (“più nostro”) e thriller (“più americano”). L’astigiano in piazza Castello , assistito dallo scrittore svedese Jonas Jonasson (“Io voglio fare star bene la gente; metto humour ovunque”), ha regalato uno show, secondo attese. William  Dalrymple, scozzese imparentato con Virginia Woolf  (trascorre molto del suo tempo in India) ha decifrato i misteri religiosi dell’Asia catturando attenzioni e consensi. La giovane scrittrice-rivelazione di origini serbe, Tea Obrecht, ha presentato il suo libro d’esordio (“L’amante della tigre”) ricordandoci come le favole aiutino a dimenticare gli orrori bellici. Ora lei vive negli Stati Uniti dove ha vinto il prestigioso “Orange Prize for Fiction”, ma il dolore dei fatti jugoslavi (raccontati da suo nonno) è sempre presente.

Enrico Pirondini

 

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Commenti
  • Sabato o Domenica, tempo permettendo, caro Pironda (là ove Pironda sta per…Enrico!)ci vò…a quell’interessantissimo festival della “Mantua me genuit” (da cui nacque Publius Virgilius Maro, che nulla ebbe a che spartire col celeberrimo Maroni!). Ormai da anni è un appuntamento obbligatorio per quanti vogliono risvegliarsi “cum tantum gaudium”. Ci vò, ci vò e ci andrò, fuori provincia, ancora per poco…fuori provincia, perchè, se i nodi vengono al pettine (d.d.l. permettendo salvo soliti “contras”)…addio care province! ERA ORA…ERA!
    Augurisssssimi, direttore Enrico, in tutto, con tutto, per tutto!
    by giorgino

  • Il festival di Mantova ha suscitato emozioni sin da suo inizio e si è capito da subito la portata della iniziativa.
    Lo dico con cognizione di causa essendone stato uno dei primi frequentatori.
    Il mondo e le città ( Mantova compresa) era ancora un poco vivibile e trovare un parcheggio abbordabile o un treno , decente, anche per gli orari offerti , era ancora possibile.
    Poi il tempo passa e non sono riuscito a fermare gli anni sopravvenienti.
    Ho persino pensato di prenotare una camera, con largo anticipo, per l’evento, per tutto l’evento.
    E’ più facile andare sulla luna( forse è una scusa ).
    Resta notevole l’intervento della RAI radiotre, che resta praticamente in contatto , in diretta, per buona parte degli eventi.
    Servizio splendido. Onore a chi lo fa e a chi lo propone.
    Complimenti anche al sig. Pirondini che ci da una prova della Sua vivacità intellettuale.
    A me , cremonese doc di provincia resta un magone che non è destinato a passare.
    Virgilio, mantovano, ha scritto.
    “Mantua me genuit, Cremona me docuit”
    No riesco ad immaginare che cosa abbia trovato, allora, Virgilio a Cremona : sicuramente nulla di quanto si può vedere e sentire oggi.
    Per assumere iniziative ,come quella in atto, a Mantova, è ovvio, si deve presumere un pre-esistente terreno culturale già ampiamente ben coltivato da tempo.
    Ma nella cultura non c’è solo la letteratura.
    E ci sarebbe spazio anche per iniziative in altri settori anche a Cremona.
    Io posso anche pensare che anche a Cremona ci siano menti illuminate all’altezza della situazione : ma se ci sono chi li incoraggia ?
    O meglio chi non li ostacola?
    Se rivolgiamo la nostra attenzione al mondo politico, politicante, rischiamo la depressione.
    Chi è in grado di dare ascolto e promuovere iniziative di successo ?
    Qualcuno credo che ci sia, anche se si trova spesso impelagato in confronti politici di sapore kafkiano.
    Aspettiamo tuttavia fiduciosi.
    Ci sarebbe persino un ritorno economico, per la città : meno per qualche politico di passaggio, che ha altre mire.