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Evasione milionaria, altri risvolti cremonesi nella maxioperazione

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Bilancio dai grandi numeri quello dell’operazione ‘Money for nothing’, che la guardia di finanza di Salò ha concluso, dopo tre anni di indagini, portando alla luce un vorticoso giro di evasione fiscale emerso grazie a investigazioni che hanno interessato anche la provincia di Cremona. Scoperte due associazioni a delinquere finalizzate alla commissione di reati tributari e affari illeciti da centinaia di milioni di euro. Il denaro, dopo una serie di passaggi, tornava alle imprese da cui inizialmente era uscito. Queste ultime non pagavano nulla o quasi, fruendo però dei benefici fiscali conseguenti alle apparenti spese sostenute. Il sistema, molto ben architettato, era finalizzato a coprire un giro di “nero” quasi incontrollabile. I due sodalizi individuati dagli uomini guidati dal tenente Giovanni Durante, comandante della Tenenza di Salò, ricevevano pagamenti da imprese del settore dei metalli (per acquisti giudicati fittizi), dopodiché “ribaltavano” il costo e l’Iva su altre imprese coinvolte nella frode, cartiere intestate a prestanome con un unico scopo: l’emissione di fatture false. Secondo quanto emerso dalle indagini i prestanome, dietro precise disposizioni degli associati, dopo aver emesso le fatture ed incassato il denaro ad esse relativo, si recavano presso un ufficio postale per prelevare in contanti quanto bonificato in precedenza alle loro “imprese”. E successivamente il contante veniva quindi restituito agli associati che, a loro volta, lo riconsegnavano alle imprese dalle quali era partito il ciclo dei pagamenti “virtuali”. Si arrivava così alla chiusura del cerchio. Appurato nelle indagini che per il trasporto, gli automezzi o intraprendevano i viaggi vuoti o, in altri casi, anziché fornire materiale, provvedeva invece a caricare presso il soggetto che avrebbe dovuto essere il destinatario della merce e per questi consegnava a soggetti terzi.

Tra i numerosi indagati anche “professionisti” della frode, già coinvolti in passato in attività criminali dello stesso stampo. Sarebbe stata proprio la loro esperienza nel settore a consentire una ramificazione degli interessi in diverse province italiane. L’inizio dell’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto Fabio Salamone e dal sostituto Antonio Chiappani, risale al febbraio del 2007. Con intercettazioni, accertamenti bancari e pedinamenti (il tutto supportato dal necessario coinvolgimenti di altri reparti del corpo) è stata conclusa nei giorni scorsi. Denunciate 89 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere, emissione di fatture per operazioni inesistenti per un valore di circa 214 milioni di euro di imponibile e circa 16 milioni di euro di Iva, dichiarazione fraudolenta, occultamento e distruzione di scritture contabili. Le attenzioni della guardia di finanza si sono concentrate anche sul nostro territorio. Nel lunghissimo elenco dei denunciati figurano anche due persone del Cremonese. Si tratta di G.C., 64enne originario della provincia di Bari e residente a Cremona, rappresentante legale di due società ubicate a Milano e a Costa Volpino (BG), denunciato per associazione a delinquere ed emissione di fatture false; e di M.B.M., di 60 anni, nato e residente a Pizzighettone, rappresentante legale di una “Srl” con sede a Piacenza, denunciato per frode fiscale.

Alle responsabilità penali emerse nel corso dell’indagine stanno seguendo ora anche contestazioni fiscali per recuperare i costi illecitamente sottratti a tassazione e l’Iva indebitamente detratta, e per rilevare l’omessa o infedele presentazione delle dichiarazioni fiscali. In questo senso sono state già inviate opportune segnalazioni fiscali ai vari reparti competenti. Questi i risultati conseguiti: individuazione di 2 evasori totali ed 1 evasore paratotale; imposte sui redditi: di elementi negativi di reddito non deducibili per € 86.328.164; Iva: recupero di Iva dovuta per € 9.000.000; Irap: recupero di base imponibile sottratta a tassazione per € 86.328.164.

Michele Ferro

 

 

 

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