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Servizio idrico, monta la polemica Undici sindaci contro Salini: “Assurdo ignorare il referendum”

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Protesta inarrestabile. Piovono le reazioni alla decisione della Provincia sulla società mista per la gestione del servizio idrico. Alle tantissime prese di posizione registrate in questi giorni si aggiunge quella di undici sindaci del territorio, condensata in una dura lettera contro il Cda dell’Ufficio d’Ambito (Azienda Speciale per la pianificazione e la regolazione dei servizi idrici). I primi cittadini firmatari del documento sono Ivan Scaratti (sindaco di Grontardo), Davide Viola (Gadesco), Zelioli Monica (Persico Dosimo), Mazzeo Giovanna (Stagno), Azzali Rosolino (Corte dè Frati), Vezzini Carlo (Sesto ed Uniti), Felisari Renzo (Olmeneta), Silla Claudio (Casalmaggiore) Cavazzini Ivana (Drizzona), Malaggi Dalido (Pessina Cr), Canevari Bruno (Pieve d’Olmi).

“In merito alla decisione del CDA di approvare un modello di gestione del ciclo idrico che prevede l’ingresso dei privati al 40% in tempi così ristretti ed inaspettati – scrivono i sindaci -, siamo fermamente contrariati soprattutto per il metodo adottato. Vogliamo far emergere:

1) l’assurda decisione di accelerazione del processo di scelta:

a) c’è stato un referendum con il quale la gente si è espressa in modo chiaro ed inequivocabile. Ascoltiamo o no la voce degli elettori? Noi Sindaci dobbiamo tener conto di ciò, soprattutto nel compiere una scelta che avrà ricadute sulle future generazioni

b) la normativa è in evoluzione e non è chiarissima. La famosa lettera dell’UE ha chiesto al Governo di esprimersi in materia, quindi si può presupporre che il nuovo Governo si esprimerà a breve; anche la legge regionale è stata impugnata dall’ex Governo Berlusconi. (stesso colore politico della Regione!!!)

Non capiamo l’accelerazione del processo per le cose sopra esposte ed altre che tralasciamo”.

“All’assemblea dell’altra sera – aggiungono gli undici sindaci del territorio – la voce è andata solamente ai tecnici, bravi e competenti, ma sicuramente hanno esposto solamente un aspetto della questione, solo una soluzione possibile. Perché i politici che presiedono assemblea non hanno esposto la strategia politica della scelta che vogliono farci approvare tra una settimana, senza incontri preliminari e coinvolgimento? Vogliamo che venga preso il tempo necessario, riflettere e confrontare di più le alternative (come si era deciso unanimemente durante l’assemblea dei sindaci di due mesi fa), anche perché abbiamo anche da salvaguardare le nostre aziende pubbliche che funzionano bene”.

“Infine – concludono – riteniamo assurda la decisione (senza averla discussa) di fare l’assemblea del 22 a porte chiuse. Perché? Noi non abbiamo il timore di esprimere le nostre opinioni ed idee (giuste o sbagliate che siano) di fronte alla cittadinanza”.

 

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Commenti
  • La provincia di Cremona sarebbe la prima – dopo il referendum del 13-14 giugno – ad accelerare un processo di privatizzazione in palese contrasto con l’esito del referendum stesso. In parole povere: se ne fregano del nostro voto. Davvero una pessima immagine del nostro territorio. In questi giorni occorrera’ fare pressione su tutti i sindaci della provincia affinche’ respingano la proposta di Salini.