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Cremona che butta via le occasioni Che fine ha fatto il polo industriale da oltre un milione di metri di Tencara?

tencara

Che fine ha fatto il progetto di rilanciare l’industria cremonese con il polo di Tencara? Nulla si è mosso dopo l’appello del presidente degli Industriali cremonesi Mario Caldonazzo dell’estate scorsa che l’ha posta come  la priorità per il territorio cremonese, cioè “la creazione di un polo imprenditoriale strategico che offra capacità di attrazione produttiva da tutta Europa per le caratteristiche dimensionali e le potenzialità di natura logistica che garantisca uno sviluppo con criteri di sostenibilità ambientale”.

“L’area individuata – ha detto ancora il presidente Caldonazzo  davanti agli industriali cremonesi riuniti al Ponchielli 6 mesi fa – è quella di oltre un milione di metri quadrati presso la conca di Tencara, nei pressi di Pizzighettone”. Ma il presidente degli industriali è entrato ancora di più in dettaglio nel progetto. “Affinchè questa importante piattaforma produttiva e logistica decolli è basilare che nasca e si sviluppi sotto un’egida non solo delle amministrazioni locali ma anche regionali, nazionali, europee e che si sviluppi secondo i criteri delle “Green Enterprise Zones”, aree cioè di sviluppo agevolato che rispondano a logiche di sostenibilità, innovazione, fisco leggero, semplificazioni”. “Quest’area può essere l’occasione, forse unica, per una vera   intermodalità ferro-acqua-gomma. – ha ribadito ancora Caldonazzo- Rilanciando così anche il progetto della navigazione   interna attraverso il canale e magari arrivando a produrre lì energia idroelettrica. Un progetto di respiro europeo che può richiamare attività produttive da tutto il continente”

Da allora da Regione Lombardia e Provincia non è arrivato più nulla. Addirittura nel palazzo di corso Vittorio Emanuele, Salini ipotizzò di realizzare là, lungo il canale, una centrale elettrica a carbone proponendo una ipotesi diametralmente opposta a quella invocata dagli industriali (“cioè aree di sviluppo agevolato, che rispondano a logiche di sostenibilità, innovazione, fisco leggero, semplificazione”). Anche i sindacati, nel criticare il progetto di realizzare lì vicino alla Tencara una discarica di amianto (bloccata ora dalle vicende giudiziarie di Nicoli Cristiani e C.).

Infatti nel documento predisposto dai tre sindacali confederali (Cgil-Cisl-Uil)  nel documento, tra l’altro si diceva: “Tutto ciò si scontra con le richieste del territorio, dei Sindaci della zona, preoccupati dalle possibili conseguenze della discarica di un materiale così pericoloso i cui effetti negativi sulla salute delle persone potrebbero ulteriormente rappresentare col tempo altri pericoli; si scontra con la vocazione di una agricoltura di eccellenza che fa della zona una delle principali fonte di colture e di produzione di foraggi per produzioni di latte e formaggi tipici; si scontra con le attività legate alle produzioni di alimentari salutistici presenti nell’area; si scontra anche con un progetto più complessivo di crescita del territorio che vede nell’area di Tencara, a meno di 10 chilometri in linea d’aria dalla località Retorto, che vuole realizzare una “Green Enterprise Zone” come elemento qualificante di un nuovo tipo di sviluppo. Non si capisce quale logica prevalga nell’acconsentire la realizzazione della discarica in un territorio ove ve ne è presente un’altra esaurita, sapendo che ciò potrebbe essere dannoso per uno sviluppo delle attività e quindi dell’occupazione, proprio in un momento di grave crisi di lavoro…”.

Il 4 luglio la Giunta provinciale, sollecitata anche  dai sindaci approvò il  “Piano d’area del Cremonese”, come recita la delibera di Giunta, per  “realizzare una esperienza di pianificazione intercomunale, tra Enti di dimensioni molto diverse ed in cui la pianificazione del Comune capoluogo e quella dei Comuni limitrofi si armonizzi individuando di concerto le nuove filosofie per gli insediamenti produttivi e le nuove filosofie residenziali, il tutto nell’ottica di una previsione di servizi strettamente connessi tra il capoluogo e gli altri Comuni”. In particolare, “tra le attività di maggior rilievo si segnala la valorizzazione e l’utilizzo concordato in ampia prospettiva dell’infrastruttura portuale e del Canale Navigabile con il polo produttivo di carattere provinciale di Tencara”.

Il Pd, con un documento, attaccò dicendo che la Regione lasciava sola Cremona nell’idea del polo di Tencara. “Polo strategico di Tencara, nonostante concreti impegni territoriali la Regione non ritiene tale intervento degno di essere assunto tra le priorità di vasta area. L’assessore ha addirittura messo in dubbio il sostegno del Comune di Cremona a tale progetto, confermando con ciò le preoccupazioni che già avevamo espresso in occasione della vicenda Tamoil. A Tencara dovremo dunque fare da soli?”

Da allora di Tencara non si é più parlato. La Regione guarda sempre al nord della Lombardia, e Cremona resta nel suo isolamento totale. E un’idea straordinaria che, proprio perchè occasione di rilancio andava cavalcata nei momenti di crisi, cade nel dimenticatoio. Perchè?

 

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Commenti
  • Giacomo Zaffanella

    A Cremona tante chiacchere e zero fatti, scene già viste

    • giuseppe torchio

      Condivido totalmente la posizione del presidente Assindustria Mario Caldonazzo e dei sindacati Cgil-Cisl-Uil. Non si dimentichi che la priorità dell’area era inserita sia nel Patto dello Sviluppo che nell’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale votati, entrambi, dalla Giunta Regionale. Purtroppo il taglio dei 180 milioni del governo Prodi alle 13 province del Po operato da Tremonti e quello successivo di 100 milioni sulle risorse disponibili da parte di Regione Lombardia non ha punito solo l’assessore Cattaneo che nel 2009 diede i soldi a Mantova per il porto di Valdaro ma non a noi, troppo vicini alla scadenza elettorale.
      La Regione è stata accontentata con la sconfitta di Torchio in provincia ma ad essere gabbati sono stati i cremonesi che non hanno visto più nemmeno una lira per Tencara, la manutenzione del Canale Navigabile comprese le chiuse di Acquanegra e la stessa messa in sicurezza degli argini del Po, con il varco di Sommo con Porto, non ancora colmato. In compenso la giunta Salini, dopo avere perso tempo per un mega deposito sotterraneo di CO2 in zona Tencara, come da comunicazioni respinte dalla giunta Bernocchi di Pizzighettone, ha poi immaginato una centrale a carbone, quasi che non fosse sufficiente il cambiamento di rotta rispetto alla mega discarica di amianto di C. Cantone con la revoca della contrarietà della giunta Torchio.
      Di questo si dovrebbe discutere, cioè delle occasioni perdute mentre gli stessi comuni dell’asta del C. Navigabile, da Cremona a Pizzighettone, hanno i piani regolatori bloccati e non possono sviluppare le aree produttive sulla Codognese e sulla Paullese ed Autostrade Centro Padane non ha ancora consegnato gli studi per il potenziamento della Codognese ed il collegamento con la rete autostradale.
      Ben diversamente l’Emilia Romagna ha appaltato i lavori per la conca di Isola Serafini ed in provincia di Lodi sono state le varianti di Maleo e le migliorie per il casello di Casalpusterlengo.