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Amianto e mazzette, Nicoli resta in cella E spunta un 'tesoretto'

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– Sopra, Nicoli Cristiani e Locatelli

Franco Nicoli Cristiani rimane in carcere. Per l’ex vicepresidente del consiglio regionale lombardo, accusato di aver preso una mazzetta da 100mila euro dall’imprenditore Pierluca Locatelli per l’ottenimento dell’autorizzazione legata al progetto della discarica di amianto a Cappella Cantone, è arrivato il quarto ‘no’ alla scarcerazione. Dopo le risposte negative dei gip di Brescia (dove è partita l’inchiesta) e di Milano (dove è approdata per competenza territoriale), e quello del riesame, l’appello, ieri, ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari. Intanto la procura bresciana sembra stia indagando su 700mila euro che Nicoli Cristiani avrebbe accumulato tra il 2008 e il 2009 da donazioni private all’insaputa del suo partito, il Popolo della libertà, attraverso l’associazione “Amici del Pdl”, creata da lui pochi giorni dopo la fondazione dell’associazione omonima da parte dei politici di Brescia Viviana Beccalossi e Giuseppe Romele (ascoltati dalla magistratura qualche giorno fa come parte lesa). Ne parla la tv locale ‘Teletutto’.

 

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