Cronaca

Massacrato di botte per un debito di droga: due anni ai quattro aggressori

Alla base del pestaggio, avvenuto a Crema nel gennaio del 2024, un debito di droga. Condanne per i reati di tentata estorsione e di lesioni ai danni di un ventenne

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Pena di due anni e 500 euro di multa ciascuno per quattro giovani tra i 24 e i 27 anni, due cremonesi, un marocchino e un albanese finiti a processo per tentata estorsione e per lesioni nei confronti di un 20enne residente a Crema. Per gli imputati, il pm Francesco Messina aveva chiesto la condanna a tre anni. Per tutti, il giudice ha sospeso la pena detentiva.

Alla base dell’aggressione, avvenuta il 22 gennaio del 2024 a Crema, c’era un debito di droga. La somma che i quattro pretendevano era di 1.800 euro. Quel giorno uno dei due cremonesi aveva contattato gli altri tre su Instagram, concordando di prelevare con la forza il 20enne. La vittima era stata rintracciata al parco delle Rimembranze dove erano iniziate le richieste estorsive e le botte: i quattro lo avevano colpito con un pugno al volto, poi con pugni e calci fino a farlo cadere a terra. Gli imputati avevano continuato a colpirlo, soprattutto con calci alla testa e allo stomaco, e nel frattempo lo avevano minacciato: “Ti ammazziamo a te e a tutta la tua famiglia se non ci restituisci quello che devi”.

Il pm Messina

Tre di loro avevano poi caricato a forza il ragazzo su un’auto per portarlo a casa sua e costringerlo ad andare a prendere i soldi, riprendendo a colpirlo una volta a bordo, intimandogli di saldare il debito e continuando a minacciarlo: “Se non ci dai i soldi entriamo in casa tua e spacchiamo tutto“. Una volta arrivati davanti alla sua abitazione, gli era stato intimato di salire, mentre loro erano rimasti ad attenderlo nel giardino del condominio.

Il 20enne non era più sceso. Si era rifugiato in casa dove in quel momento erano presenti la madre e la sorella, che quando lo avevano visto ferito e sotto shock, avevano chiamato la ambulanza e polizia. Successivamente i quattro imputati si erano allontanati, ma gli agenti li avevano rintracciati e arrestati.

L’avvocato Rossi

“Si è trattato di una spedizione punitiva“, ha detto nella sua requisitoria il pm Messina. “Il ragazzo è stato colpito con calci e pugni, minacciato di morte, poi costretto a salire sull’auto e accompagnato a casa a prendere il denaro”. Il pm ha ricordato le dichiarazioni rese dalla vittima, quelle dei due amici che erano in sua compagnia e quelle della sorella che era in casa, oltre ai referti medici.

“Era pieno di lividi, botte sul viso, lesioni sul corpo e aveva i vestiti sporchi di sangue“, aveva raccontato la sorella del ventenne. “Lui era scioccato e ha solo detto che era successo un casino e che c’erano giù delle persone”. Mentre la madre chiamava le forze dell’ordine, la giovane si era affacciata al balcone e aveva visto il gruppo di ragazzi. “Potete anche chiamare gli sbirri, ma noi non ce ne andiamo”, le avevano detto. “Siamo anche disposti a salire”. Poi l’arrivo della polizia, la fuga e gli arresti.

L’avvocato Aiolfi

Gli imputati, che a processo si sono difesi, hanno ammesso che c’era stata una scazzottata, ma hanno negato il resto. “Un conto è scrivere in una chat, un altro è agire“, ha detto l’avvocato Paolo Rossi, legale del marocchino. “E poi non c’è stata alcuna costrizione, tanto che il giovane non è nemmeno stato privato del cellulare”. Il legale ha poi parlato di “condotta integerrima” da parte del suo assistito. “E’ arrivato dopo i fatti, è incensurato e ha sempre lavorato onestamente facendo il cameriere”.

Non c’è prova della loro responsabilità“, ha detto a sua volta il legale degli altri imputati, l’avvocato Doriano Aiolfi. “Poco credibile che il ragazzo sia stato massacrato di botte, in centro a Crema, con il rischio che qualcuno vedesse la scena”. Il legale ha poi escluso la costrizione nel far salire a forza la vittima in auto. La motivazione della sentenza di condanna sarà depositata entro 60 giorni.

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