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Successo al teatro Ponchielli per l'Avaro di Molière nello sguardo attualizzante di Arturo Cirillo

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– FOTO FRANCESCO SESSA

Chiusura in bellezza per la stagione di Prosa al teatro Ponchielli di Cremona (ultimo appuntamento con la replica di mercoledì 21). Davanti ad un pubblico da tutto esaurito la commedia in cinque atti scritta da Molière nel 1668, L’avaro. La storia del rapporto tra Arpagone, vecchio tirchio e padre-padrone, e i suoi figli, spinti dalla loro giovane età al desiderio di una vita più dignitosa, sublimata nell’amore. La rivisitazione del regista Arturo Cirillo (anche attore nei panni del protagonista) è un complesso scenico ben costruito sul testo tradotto da Cesare Garboli. In una scena buia e geometrica, si stagliano attori ben delineati con connotazioni fisiche che guadagnano bene l’attenzione dello spettatore. Il resto è Arpagone che, geloso di ogni cosa, non si vuole piegare alla trasformazione. Inesorabile, però, è lo sgretolamento di questa avida impalcatura. Con leggerezza e con eleganza, Cirillo mostra tutta la modernità di questo grande classico, il contrasto tra il denaro, l’egoismo, le ricchezze da una parte e i valori, gli affetti e la libertà di vivere la propria vita dall’altra.

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