Cronaca
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L'Anlai dalla parte dei liutai: «I responsabili della liuteria cremonese non nascondano la testa sotto la sabbia»

In una lunga e dura lettera l’Anlai interviene in merito alla situazione della liuteria cremonese, dopo che alcuni liutai hanno espresso attraverso gli organi di stampa un certo disappunto sull’attività del Consorzio Liutai e sul concetto di “eccellenza”. In particolare, il 10 marzo, avevano aperto pubblicamente le polemiche i liutai Davide Sora e Annamaria Menta (leggi l’articolo) sostenendo che la liuteria cremonese fosse rappresentata da “chi non è nemmeno in grado di garantire comportamenti professionali dei propri associati”. Si erano aggiunti il 23 marzo Aldo Brugnini e Eva Maria Beck (leggi la lettera) dicendosi infastiditi “dal fatto che qualcun altro (il Consorzio) non si faccia problemi e non solo insista (nonostante numerosi rilievi in sede associativa/Confartigianato) a volersi definire eccellenza”. Ora, l’intervento dell’Anlai (Associazione Nazionale Liuteria Artistica Italiana): “C’è da chiedersi: questi articoli hanno davvero tutti i torti? Una parte dei liutai cremonesi non contribuisce a confermare nei fatti alcune carenze di nostri prodotti? Una parte di liutai “seri” non ha forse la stessa convinzione? A noi pare di sì”.

Ecco la lettera riportata integralmente

Jean Baptiste Vuillaume fu certamente il nemico più acerrimo della liuteria italiana anche se  era stato tra i “migliori” falsari proprio dei più grandi liutai classici ed era riuscito ad ottenere dagli sprovveduti eredi a prezzi irrisori la collezione Tarisio  con tanti inestimabili capolavori riuscendo ad arricchirsi a dismisura

Si affannò a sentenziare la fine della liuteria italiana e   solo grazie a Giuseppe Fiorini (il liutaio che Cremona dovrebbe davvero ringraziare e cui dovrebbe finalmente  “pagare”  il debito di infinita riconoscenza) il metodo stradivariano che era stato surclassato dalla forma esterna poté  tornare ad essere di nuovo apprezzato e risorgere.

Quasi ogni anno comunque  si assiste su riviste specializzate ad un attacco ricorrente alla liuteria italiana e a Cremona in particolare da vari paesi  europei Germania,  Francia, Inghilterra ma anche dagli Usa. Ci si scandalizza da più parti sulla situazione attuale cremonese, si grida  allo scandalo mentre da parte dei “nostri “ si cerca di  minimizzare e si sottolinea il fatto che questi articoli sarebbero solo frutto dell’invidia di coloro che non possono contare sulla nostra tradizione e sulle nostre capacità.

Tutto vero (o perlomeno vero in gran parte). Non possiamo certo dire però che altri paesi non abbiano fatto passi da gigante spesso anche grazie al nostro contributo (quanti liutai bravi sono stati formati a Cremona ad esempio).  Non possiamo  certo dire, nell’era della globalizzazione, che non esistano in vari paesi  europei ma anche  negli Usa e perché no anche in Cina, Giappone, Corea grandi e stimati liutai i cui strumenti suonano benissimo. Non possiamo dire comunque anche di essere sempre nel giusto e di non meritare almeno in parte queste critiche.

Diventa quindi ogni anno sempre più difficile sostenere il primato della liuteria italiana e cremonese in particolare specie se non si è in grado di gestire l’attività liutaria in maniera coerente, corretta e condivisa.

Queste le logiche premesse per una situazione che continua a determinare, accanto ad  iniziative di rilievo e di grande spessore,  altre “incapacità“ e comportamenti contraddittori se non negativi.

Mi pare inutile elencare i tanti lati positivi; Cremona può contare sulla presenza di una collezione di strumenti di grandissimo valore: Amati, Stradivari, Guarneri, ecc in via di “allargamento costante” che portano in città visitatori di ogni parte del mondo i quali  possono ammirare anche i cimeli stradivariani (dono sempre del grande Fiorini ). Magari sarebbe opportuno che questi strumenti fossero suonati sempre da persone di talento e di grande capacità per farne apprezzare le loro grandi qualità A breve si inaugurerà il Museo del Violino in cui molti ripongono grandi speranze. La Triennale degli Strumenti ad arco è considerato giustamente un concorso internazionale tra i più famosi. Ogni anno Mondomusica richiama visitatori, musicisti e commercianti da tutto il mondo anche se non mancano critiche anche su tutti questi settori.

Ma gli “attacchi” giungono soprattutto sulla qualità della produzione attuale cremonese. C’è da chiedersi: questi articoli hanno davvero tutti i torti? Una parte dei liutai cremonesi non contribuisce a confermare nei fatti alcune carenze di nostri prodotti? Una parte di liutai “seri” non ha forse la stessa convinzione? A noi pare di sì.

Per prima cosa a Cremona esistono tantissime botteghe di liuteria  Nessun territorio al mondo ha una concentrazione di liutai come Cremona. Potrebbe essere sicuramente un elemento positivo  se non si considera il fatto che la grandissima presenza e le difficoltà di concorrenza determinano di per sé molti contrasti ma c’è da aggiungere che  chiunque  avendo disponibilità economiche può aprire bottega a Cremona  indipendentemente dal titolo di studio posseduto, da dove lo ha conseguito, dal  suo metodo esecutivo. Può  dedicarsi anche la restauro oltre che alla costruzione e al commercio. Potrebbe costruire strumenti “pessimi” ma essendo eseguiti a Cremona  può ovviamente legittimamente  inserire la scritta nel cartiglio “ fecit in Cremonae” e sappiamo che questa dicitura spesso consente che lo strumento  aumenti di valore.  Non per niente questo  accade anche per strumenti neppure  costruiti a Cremona e che riportano anche nomi di liutai neppure mai esistiti! Vogliamo solo far presente invece che in molti paesi, in  Germania ad esempio,  prima di aprire bottega e potersi definire  Gegenbauer (maestro liutaio) si deve superare un severo esame e questo da tempi immemorabili.

Da noi no;  ci sono liutai appena diplomati che iniziano a lavorare a Cremona come professionisti, italiani e stranieri che provengono da altre scuole italiane (Parma Milano) ma anche estere e a volte non hanno  neppure frequentato una scuola di liuteria. Ultimamente hanno aperto bottega anche i così tanto vituperati cinesi. Basta iscriversi alla Camera di Commercio (e non si parla in questo caso dei tanti abusivi altro grande problema che operano in città) e trovare una bottega magari in centro storico. Ci sono a Cremona liutai bravissimi capaci corretti ma accanto a loro altri meno bravi, meno capaci, meno corretti.

Secondo alcuni la nostra Scuola di Liuteria (ora liceo musicale) con “annessa maturità”, avrebbe troppe poche ore di laboratorio ed alcuni insegnanti non sempre all’altezza della situazione. Malgrado i tanti tentativi per modificare la situazione  e malgrado il fatto  che magari Cremona meriterebbe una selezione molto più rigorosa e una preparazione più adeguata si continua a non cambiare. Il discorso ci porterebbe molto lontano ma è concepibile ad esempio che ogni anno si sfornino proprio a Cremona una trentina e forse più di nuovi liutai di ogni parte del mondo?

Ciascuno opera come crede opportuno e tutti in nome della liuteria classica ma ci sono anche liutai che hanno contratti con commercianti giapponesi, coreani  per la fornitura di un certo numero di strumenti all’anno, e ciò non  comporta certo ricerca ed  impegni sovrumani, altri che, cosa molto più grave, assemblano e vendono strumenti magari importati dalla Cina o dai paesi dell’est  inserendovi la propria etichetta, altri ancora che  si limitano a verniciare alla “ cremonese” strumenti destinati alla Cina  e potremmo continuare citando liutai che fanno i loro commerci acquistando a poco prezzo  strumenti di allievi o di giovani “ affamati”,  altri che avrebbero  sul libro paga schiere di specie di schiavetti coreani e potremmo continuare anche sino al “grande” liutaio beccato in Cina, malgrado fosse in vista ufficiale,  ad acquistare strumenti in bianco,  da portarsi a Cremona e che non è stato neppure “ sanzionato “ o di chi rappresenta la liuteria cremonese ma che non avrebbe mai costruito neppure  un violino.

Queste cose sono note a tutti a Cremona ma pare che  nessuno si scandalizzai e cerchi di porvi riparo;  ma se si opera così come si può difendere il “marchio Cremona” e la “eccellenza” della liuteria cremonese se sono i primi i “cremonesi” a fingere di non vedere e un certo numero di liutai “ cremonesi” ad operare in questo modo senza essere contestati?

Accanto a questi personaggi ce ne sono però molti altri seri, professionali, bravissimi coscienziosi, impegnati….. ma chi difende loro, il loro buon nome e il loro lavoro?

Ed ecco quindi  il Consorzio che gode di sostegni economici notevoli e che è nato nel 1996  e che intende (o intendeva) operare per la difesa della classicità e dell’eccellenza. Vi aderiscono oggi una sessantina di liutai (e mi pare che malgrado la validità di alcuni di loro) non sono certo una percentuale elevata rispetto al numero di quelli che operano in città e provincia.

Sintomatico il fatto che non vi abbiano mai aderito liutai come Morassi e Bissolotti ma anche “giovani “ meno “noti” di loro ma certamente molto quotati in campo internazionale. Ancora più grave però che altri vi abbiano aderito e che se ne siano poi andati.

Forse allora ci sarebbe da chiedersi se c’è qualcosa che non va.

Tutti abbiamo letto due lettere molto pesanti nei giorni scorsi. Sono importanti anche perché scritte da quattro liutai serissimi, vincitori anche  di prestigiosi concorsi internazionali (la triennale ad esempio) a dimostrazione della validità del loro lavoro!

Contenevano accuse molto gravi e che hanno fatto  scalpore ma quello che ci preme invece sottolineare è la “mancata vera reazione” di coloro che  dovrebbero davvero aiutare la liuteria e la sua eccellenza e la città di Cremona

Chi viene contestato minimizza e si consola del fatto che questi liutai  non facciano  parte del Consorzio;  si afferma anche che le dimissioni di un certo numero di liutai dal Consorzio sarebbero un fatto fisiologico e che……. sarebbe  impossibile la nascita …..di un altro Consorzio. Ma era questa forse la materia del contendere ?

I liutai nelle loro lettere dicono ben altro. Ad esempio che  “La liuteria cremonese  è rappresentata da chi non è nemmeno in grado di garantire comportamenti professionali dei propri associati” e non sarebbe neppure in grado di impedire atti di concorrenza sleale.

Ma si contesta anche l’eccellenza della produzione reclamizzata dal consorzio il cui negozio in centro sembra più che altro un bazar di suovenirs con altre affermazioni pesantissime che dovrebbero far riflettere.

Si dice ad esempio  testualmente “ questi signori hanno operato in modo che si arrivasse a identificare la liuteria cremonese con il consorzio stesso. Ora, a completamento dell’operazione, la ‘novità’ del ‘bollino qualità’ che non si nega a nessuno”. E aggiungono riferendosi sempre ai responsabili del Consorzio “Basta non toccare argomenti tabù e come d’incanto ogni problema o conflitto svanisce?“

Perché  poi definire ‘anacronistica e di difficile realizzazione’  l’eventuale nascita di altro consorzio o associazione? Chi e in che modo potrebbe impedirlo?

Forse la frase andrebbe intesa che i loro appoggi politici potrebbero impedire  finanziamenti pubblici  ai “nuovi”? Questo sarà certamente vero ma è un modo questo per salvare la liuteria cremonese? Non lo crediamo proprio.

E  i liutai nelle loro lettere  insistono “La liuteria, così come l’arte, la storia, l’urbanistica della nostra città, da cultura (bene di tutti e a favore di tutti) sono state trasformate in ‘marketing territoriale’, oltre tutto da persone che niente (o poco) sapevano (sanno) di storia, arte e cultura in genere. I liutai sono stati di fatto esautorati ed esclusi da qualsiasi scelta e/o decisione che li riguardasse da vicino, dal concorso triennale, alla fiera fino al museo del violino“

Non sarebbe l’ora quindi di affrontare seriamente il problema liutario cremonese nel suo complesso invece di far orecchie da mercante e di mantenere atteggiamenti di arroganza e di ostracismo visto che si accusa chi detiene le leve del potere di incapacità o peggio ancora di assoluta mancanza di cultura (perlomeno liutaria) e visto che tra poco nascerà un Museo del Violino per la cui realizzazione e gestione i liutai (così come le associazione liutarie che li rappresentano) non sono stati mai neppure  interpellati?

Purtroppo probabilmente malgrado questi appelli e queste violente contestazioni  i responsabili della liuteria cremonese nasconderanno ancora la testa nella sabbia facendo finta che i problemi sollevati non esistono e con ostentata sicurezza  continueranno ad affermare  che la liuteria cremonese manterrà per sempre il suo primato nel mondo. ?

Speriamo solo allora che non si accorgeranno di aver sbagliato tutto quando forse sarà davvero troppo tardi.

 

CDN ANLAI

 

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