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Tra quadri coperti e ponteggi, il Conservatorio di Parma al Duomo di Casalmaggiore

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Dopo l’esito trionfale ottenuto sabato 21 aprile a Parma in Cattedrale con la Messa Solenne di Santa Cecilia di Charles Gounod, l’orchestra e il coro del Conservatorio di Parma domenica 22 hanno fatto tappa a Casalmaggiore replicando il medesimo programma. L’esclusiva manifestazione, organizzata dall’Associazione «Amici del Casalmaggiore International Festival», si è rivelata un momento importante per la città ospite, anche perché, al di là del valore artistico, ha sottolineato in maniera grandiosa la riapertura al culto del Duomo di Santo Stefano danneggiato dal recente terremoto del mese di gennaio.

L’imponente organico, comprendente più di centocinquanta elementi diretti da Alberto Martelli e vocalmente istruiti da Rosalia Dell’Acqua – docenti presso l’autorevole istituzione musicale emiliana dedicata ad Arrigo Boito – sin dall’inizio non ha mancato di stupire il numeroso pubblico accorso all’evento, incantato dall’inconsueto numero di esecutori suggestivamente schierati di fronte a lui in uno spazio con ancora visibili i segni del sisma. Nel coro figuravano pure i casalaschi Elena Tosi e Marco Vezzosi, studenti di pianoforte del Conservatorio, raggianti di gioia per l’inconsueta possibilità offerta loro di potersi esibire nella propria città.

Tra quadri incellofanati e ponteggi residui, dopo i tanti dubbi relativi all’attuazione dell’evento, è stata realizzata infine l’accattivante messa eseguita per la prima volta a Parigi il 22 novembre 1855, giorno in cui la chiesa cattolica ricorda Santa Cecilia. Gounod aveva scritto tale lavoro alcuni anni prima del Faust, l’opera che gli conferì definitiva fama. Al tempo vestiva l’abito talare, intenzionato com’era a divenire sacerdote, e dedicò la composizione al suocero, il noto pianista Pierre-Joseph Zimmerman. Il successo fu immediato e il lavoro divenne oggetto di numerose esecuzioni nel corso del diciannovesimo secolo acquistando un rilievo significativo per il genere sacro francese del tempo. Formato dalle consuete sezioni previste dall’Ordinario (Kyrie, Gloria, Credo, Offertorio, Sanctus, Benedictus e Agnus Dei) si conclude con il Domine Salvum, una serie di invocazioni – eseguite con il pubblico in piedi  – destinate a tutti i credenti, ai soldati impegnati nelle missioni per il mantenimento della pace all’estero e alla Nazione.

Sin dall’inizio Martelli ha saputo ottimamente gestire l’ampio numero di esecutori attaccando con maestosa semplicità il «Moderato»  del Kyrie. Dolcissimo l’intervento del soprano, la giovane Lily Ohira, nell’assolo del Gloria, sostenuta da sei arpe, tremolo degli archi in sottofondo e il coro a bocca chiusa; compagine quest’ultima rassicurata dalla presenza della propria insegnante posizionata sul pulpito per supportare il gesto direttoriale di Martelli. La parte del basso era affidata a Song Jiwon, accurato interprete del «Domine», affiancato dal tenore Woo Dong Won, emozionato protagonista dell’«Andante» del Sanctus, brano con chiare affinità operistiche. Seducente l’«Adagio» strumentale dell’«Offertorio», brano contraddistinto da sonorità ovattate, con gli archi in sordina e i fiati impegnati in una delicata melodia.

Non possiamo che condividere l’entusiasmo provato dal musicista  Camille Saint-Saëns che rimase profondamente colpito dalla raffinata semplicità della composizione e altrettanto soddisfatto si è dimostrato il pubblico, appieno coinvolto nell’esecuzione per quaranta minuti ed esploso infine in un lungo fragoroso applauso.

Paola Cirani

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