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Ancora soldi ai partiti? Se i politici hanno le fette di salame sugli occhi

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Dopo lo scandalo scoppiato per l’uso improprio (ed usando questo aggettivo faccio certamente dell’understatment) dei fondi pubblici erogati a titolo di rimborsi elettorali alla Margherita ed alla Lega Nord, il Parlamento, fra titubanze e rinvii, sta discutendo della riforma del finanziamento pubblico ai partiti.

L’articolo 49 della Costituzione, per quanto riguarda i partiti, si limita ad affermare che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Cionondimeno i partiti politici hanno avuto un ruolo assai significativo nella storia del nostro paese nel dopoguerra. Non a caso Pietro Scoppola, nel pubblicare, nel 1991, al declinare della prima Repubblica, la sua storia dell’Italia repubblicana, ebbe significativamente a denominare la sua opera “La Repubblica dei partiti”.

L’articolo 49 è uno dei primi esempi di riconoscimento in una costituzione moderna del ruolo dei partiti politici. Per l’inserimento della nuove realtà dei partiti politici, l’Assemblea costituente scelse il riferimento alla libertà dei singoli, incentrato sulla visione dei partiti quali “libere associazioni” di cittadini. La scelta, appare ovvio, fu motivata dal rifiuto del modello di partito – stato che aveva contrassegnato l’esperienza fascista e che, in quegli stessi anni, dominava nell’Unione sovietica e si andava affermando nelle “democrazie popolari” dell’Est europeo.

Nell’Europa di oggi, mentre alcuni paesi (Estonia, Ungheria, Slovenia) includono la loro disciplina dei partiti all’interno del più generico riconoscimento della libertà di associazione, il modello prevalente (Portogallo, Germania, Italia, Francia) è costituito da una esplicita previsione della libertà di riunirsi in partiti, inserita nell’ambito della categoria dei diritti politici, più che come una specificazione delle libertà civili.

I partiti sono, quindi, preordinati alla formazione della volontà dello Stato. Pertanto, da una parte, le associazioni politiche appartengono alla società civile, dall’altra parte svolgono funzioni di carattere costituzionale, concorrendo a determinare la politica nazionale ed operando, in via pressoché esclusiva, la selezione dei candidati alle elezioni.

Anche l’articolo 191 del Trattato istitutivo dalla Comunità europea riconosce il ruolo dei partiti affermando che “I partiti politici a livello europeo sono un importante fattore per l’integrazione in seno all’Unione. Essi contribuiscono a formare una coscienza europea e ad esprimere la volontà politica dei cittadini dell’Unione”.

E’ chiaro, quindi, che la libertà, per i cittadini, di associarsi in partiti è elemento distintivo del pluralismo politico che contraddistingue gli stati democratici.

Peculiarità italiana, scarsamente ravvisabile nei paesi democratici di tradizione occidentale, è la partitocrazia, termine con il quale si indica un regime politico in cui il potere effettivo ha il suo centro nei partiti e non negli organismi previsti dalla Costituzione e dalle leggi (che si limitano a dare veste legale a quanto deciso altrove).

Il termine fu coniato dal costituzionalista Giuseppe Maranini che lo usò, per la prima volta, nel 1949, nella sua prolusione all’Università di Firenze, intitolata “Governo parlamentare e partitocrazia”.

La partitocrazia, che ha fatto della democrazia italiana un regime sui generis (perché mai, per essere primari in un ospedale, è quasi sempre necessario appartenere ad un movimento politico?), si è consolidata anche grazie al finanziamento pubblico dei partiti. Questo istituto fu introdotto dalla Legge 2 maggio 1974 n. 195.

Fu abrogato da un referendum svoltosi nell’aprile 1993, in cui il 90,3% dei votanti ebbe ad esprimersi in senso contrario al finanziamento.

Ma fu, pochi mesi dopo, reintrodotto (dalla Legge 10 dicembre 1993 n. 515) nella forma dei rimborsi elettorali.

Tale legge, successivamente modificata ed integrata (da ultimo con la Legge 23 febbraio 2006 n. 51) non è, di per sè, illegittima: l’abrogazione di una norma a seguito di un referendum  non impedisce, infatti, al Parlamento di approvare una nuova norma di contenuto simile a quella abrogata. Ma è politicamente riprovevole e assolutamente immorale.

Le somme erogate negli ultimi anni a favore dei partiti politici sono certamente cospicue e superiori alle oggettive spese elettorali. Mentre gli italiani tirano la cinghia per la crisi economica che sempre più si fa sentire, i mezzi di informazione hanno parlato di finanziamenti pubblici utilizzati per l’acquisto di oro e diamanti, ovvero per le spese personali di taluni dirigenti e dei loro familiari.

L’indignazione provocata da tali accadimenti è notizia di questi giorni. Parlarne esula, peraltro, dalle finalità che mi propongo.

Il finanziamento pubblico dei partiti in generale, non è cosa cattiva e, non a caso, è previsto in vari ordinamenti. Ha, palesemente, lo scopo di impedire che  l’attività politica sia di fatto preclusa alle persone che non dispongono di cospicui mezzi personali. Così era nell’Italia liberale postunitaria, quando non esisteva neppure l’indennità parlamentare e venivano eletti deputati quasi esclusivamente i grandi proprietari terrieri, gli industriali, i professionista più noti, i docenti universitari.

Cionondimeno nell’attuale contesto politico, sociale, economico dell’Italia, il finanziamento pubblico ai partiti è inaccettabile.

I politici che non se ne accorgono, e non sono pochi, hanno, me lo si consenta, le fette di salame sugli occhi.

Come già si è detto, i partiti sono strumenti indispensabili nelle democrazie moderne. Sono irresponsabili quei politici che, con il loro stesso comportamento, alimentano la crisi di rigetto degli elettori nei confronti dei partiti.

Antonino Rizzo

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Commenti
  • fradolcino

    Certi commenti e analisi da chi fu il segretario della Diccì ai temi di Andreotti e Forlani fanno veramente sorridere….

    • Antonino Rizzo

      Lei è libero di sorridere (ed anche di sghignazzare), se crede. Preferirei, tuttavia, che dicesse che cosa non condivide di quanto ho scritto.
      Per la cronaca, non ho più svolto alcuna attività politica dal 1989, e cioè da 23 anni.

  • sandra

    A chi giova insistere a screditare i partiti politici? E ‘ una domanda legittima la mia o e’ gia’ superata dagli eventi? Chi aspira a sostituirsi ai partiti? Nella tempesta perfetta che stiamo subendo non e’ domanda da poco. A proposito, avvocato Rizzo, dopo ventitre anni di silenzio, a cosa dobbiamo il suo intervento antipartiti? Un rigurgito tardivo di etica democristiana o c’ e’ altro?

    • Antonino Rizzo

      Procediamo con ordine.
      Prima di tutto, devo dire che sono ben lieto di ricevere critiche, ma queste devono essere precise e puntuali, altrimenti si rivelano inutili. Inoltre, mentre io le mie stupidaggini le ho sempre firmate con nome e cognome (e poi tanto stupide non dovevano essere se i direttori le hanno pubblicate), per questo intervendo sto ricevendo critiche di persone che si nascondono dietro l’usbergo dell’anonimato.
      Ciò premesso, devo dire che il mio non è un “intervento antipartiti”: basta leggere la conclusione dove dico “I partiti sono strumenti indispensabili nelle democrazie moderne. Sono irresponsabili quei politici
      che, con il loro stesso comportamento, alimentano la crisi di rigetto degli elettori nei confronti dei partiti”. Se si legge l’articolo senza preconcetti, si vede che critico il finanziamento pubblico (che giudico in sè non un male) in questo contesto politico e sociale.
      Non è vero, poi, che io sia rimasto in silenzio per ventitre anni, anche se non ho svolto alcuna attività politica. Dal 2004 al 2012 ho collaborato al quotidiano “La Cronaca”. Gli articoli del 2004, 2005 e 2006 sono stati raccolti nel volume “Cronache del diritto”, che il quotidiano ha dato in omaggio ai propri lettori per il Natale del 2006. Sarò lieto di omaggiare una copia del volume a Sandra se uscirà dall’anonimato. Gli articoli successivi si possono leggere sul mio blog cronachedeldiritto.blogspot.com; di partiti politici e partitocrazia ho scritto più volte, presumo in una linea di coerenza con le idee esposte in questo articolo su “Cremonaoggi”. Gli articoli riguardano prevalentemente argomenti di diritto pubblico (costituzionale e amministrativo), in quanto questo è da anni il settore di gran lunga prevalente dei miei interessi.
      Quanto al “rigurgito tardivo di etica democristiana”, non capisco – sinceramente – il significato della frase.

  • sandra

    Assolto x insufficienza di prove o perche’ il fatto non sussiste?

    • Antonino Rizzo

      Alla mia età spero nella misericordia divina e la sua assoluzione non mi interessa.
      Provi a leggersi, sul mio blog, “Democrazia dei partiti e democrazia nei partiti” pubblicato su “La Cronaca” nell’ottobre 2007: è ancora attuale.

  • sandra

    Per chi invece nella misericordia divina ripone molto meno fiducia questo si chiama, nel linguaggio dello sport, ping pong. Lei sembra conoscerlo bene come passatempo.

  • fradolcino

    Non e’ un problema tecnico caro Avvocato, è un problema etico. Chi per anni e’ stato nel sistema dei partiti come lei, a mio avviso, non puo’ discettare di queste questioni che l’etica coinvolgono. Tutto qui. Molto semplice

    • Antonino Rizzo

      Questa non è una critica alle idee che ho espresso, ma una critica alla mia persona, dato che mi si imputa mancanza di etica. Mi pare, quindi, quanto meno inelegante che la critica mi venga fatta con la protezione dell’anonimato.
      Et de hoc satis.