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Prosciolto geometra del clero accusato di aver truffato anziani

tribunale

Il giudice Guido Salvini ha accolto la richiesta del pm Fabio Saponara e ha prosciolto dal reato di truffa Piergiacomo Bortolotti, geometra dipendente dell’istituto diocesano per il sostentamento del clero di Cremona e la moglie Giovanna Oppici, dipendente della filiale di Casalmaggiore di Banca Intesa. Erano accusati di aver truffato Alessandra e Antonio, due fratelli di 87 e 82 anni.  L’imputato si era presentato agli anziani come persona di riferimento della Curia vescovile, mentre la moglie avrebbe dovuto avvalorare, in forza della sua esperienza professionale, la validità delle operazioni bancarie compiute dai due fratelli. Per l’accusa, gli imputati avevano indotto gli anziani a disporre del loro patrimonio per procurarsi un ingiusto vantaggio economico. Le motivazioni della sentenza di proscioglimento saranno depositate tra 90 giorni. Nei confronti dell’autore dell’esposto contro i due imputati, la difesa, rappresentata dall’avvocato Ada Ficarelli, ha avviato un’azione civile per il risarcimento dei danni conseguenti alla diffamazione subita.

LA STORIA

Nove anni fa i due fratelli, proprietari di terreni, cascine ed immobili di ingente valore, avevano deciso di rilasciare la procura generale al geometra, che in questo modo poteva disporre della gestione di tutti i loro beni, un patrimonio valutato in diversi milioni di euro. Una fortuna che nelle intenzioni delle parti offese doveva essere destinata all’Ente ecclesiastico cremonese, ma che invece, nel marzo del 2009 era finito nelle mani dei due imputati. Con atto notarile, infatti, le vittime avevano lasciato alla coppia l’intero patrimonio, riservandosi l’usufrutto. Gli anziani si erano poi rivolti ad un avvocato che aveva fatto revocare la procura al geometra, facendo in modo che i beni tornassero nella disponibilità dei due fratelli.

LA DIFESA

Nella memoria difensiva si racconta che le indagini erano partite in seguito ad un esposto presentato il 28 marzo del 2007 dall’affittuario dei terreni di proprietà dell’anziana indirizzato al vescovo e trasmesso attraverso il vicario generale della Curia vescovile ai carabinieri del Nas che avevano effettuato accertamenti bancari e patrimoniali sia sugli imputati che sulle persone offese. Per la difesa non ci sarebbe stato alcun passaggio di denaro dai conti correnti dei fratelli agli imputati. Il contenuto della memoria difensiva parla di “insinuazioni calunniose” dell’affittuario che, sentito il 15 settembre del 2009, avrebbe affermato che i due anziani erano stati costretti ad affidare tutto a Bortolotti, il quale si sarebbe comportato “in modo fraudolento” sin dagli anni 98/99, quando avrebbe truffato un anziano di Casalmaggiore che voleva donare un terreno alla parrocchia del paese. L’uomo, invece, sarebbe stato convinto a vendere il terreno alla moglie di Bortolotti, “presentata come rappresentante della Curia cremonese”. La difesa parla di un’indagine a senso unico basata sulle dichiarazioni calunniose dettate da un evidente rancore”. Per l’avvocato difensore Ada Ficarelli, sia la procura generale a favore di Bortolotti che l’atto di donazione immobiliare a favore dei coniugi sono stati sottoscritti davanti al notaio che in entrambe le occasioni si è “doverosamente preoccupato di verificare le reali volontà” dei due anziani.

IL RANCORE DELL’AFFITTUARIO

L’imputato e i due fratelli si erano conosciuti nel 1998. A causa di alcuni problemi con l’affittuario, l’anziana aveva chiesto al parroco di Luignano di indicarle un esperto in contratti di affitto agrari in quanto aveva bisogno di qualcuno che tutelasse i suoi interessi dal momento che l’affittuario “non pagava i canoni pattuiti e tentava di ottenere condizioni sempre più favorevoli a sé”. Da qui, per la difesa, il rancore provato dall’autore dell’esposto nei confronti degli imputati. “Bortolotti non si è mai impadronito di un solo euro”, ha sostenuto la Ficarelli, che ha definito i due coniugi persone “integerrime”, “devote” e “pronte ad aiutare disinteressatamente le persone sole e prive di sostegno, come apparivano ai loro occhi Alessandra e Antonio”.  

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