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Non può avere più di un animale, rischia lo sfratto

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L'avvocato Curatti

Sfrattato da casa per amore degli animali. E’ il rischio che sta correndo Francesco, 55 anni, titolare di un contratto di locazione contro il quale  l’affittuaria dell’appartamento ha promosso una causa civile. Tutto per il mancato rispetto di una clausola del contratto che obbliga a non tenere più di un animale in casa. Nell’agosto del 2009 Francesco e la sua convivente, Elena, volontaria dell’Apac (Associazione protezione animali Cremona), entrano nel nuovo appartamento. Sono entrambi amanti degli animali. Elena gestisce una cascina nelle campagne cremonesi che accoglie una colonia di una trentina di gatti. Nel gennaio dell’anno successivo arriva in casa un bel meticcio bianco e nero di tre mesi. Il suo nome è Igor. E’ regolarmente iscritto all’anagrafe canina ed è di proprietà di Francesco. Poi la famiglia si allarga con uno Shitzu di nome Rudy. “A inizio del 2011”, hanno spiegato Francesco ed Elena, “ci arriva una prima raccomandata che dice che sul contratto di locazione c’è una clausola che prevede che gli animali da compagnia in casa non siano più di uno, e quindi si chiede la risoluzione del contratto”. “Lo abbiamo firmato dopo averlo letto di fretta nella parte economica e, comunque, eravamo in fiducia”, ha detto Elena. “La proprietaria non ci ha mai segnalato questa clausola”. “Poi”, ha continuato”, ci è arrivata una seconda raccomandata che ci chiedeva di lasciare l’appartamento se non ci fossimo liberati di un animale. Così oggi siamo in causa dopo due tentativi falliti di arrivare ad un accordo”. “Se abbandonassimo uno dei cani”, è intervenuto Francesco, “a parte l’amore che  nutriamo per gli animali, andremmo anche contro la legge, e ci ritroveremmo in tribunale”. Questa è una lezione di diritto costituzionale”, ha detto l’avvocato Luca Curatti, che rappresenta gli interessi di Francesco. “Dalla data di stipula del contratto, Francesco è risultato intestatario di un solo animale, mentre lo Shitzu è di proprietà di Elena”. Per Curatti, quindi, “Francesco non ha violato la clausola”. Il legale ha anche sottolineato il fatto che nemmeno sussistono problemi di grave disturbo degli animali. “Se volessimo ritenere pienamente efficace la clausola”, ha sostenuto Curatti, “dovremmo considerare che Francesco non potrebbe nemmeno tenere con sé più di un pesce rosso, oppure degli innocui criceti. Potrebbe invece accogliere un solo animale selvatico, ad esempio una tigre, oppure un animale da reddito quale una vacca da latte”. Elena, che ha anche scritto un’email all’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, nota amante degli animali, ha provato anche a contattare le associazioni animaliste, “ma”, ha detto, “mi hanno risposto picche perchè difendono gli animali solo in caso di maltrattamento. L’unica che ci ha dato una mano è stata l’Epa (Ecologismo protezione animali), che ha fornito la documentazione che riporta quali sono i diritti degli animali”.

La locataria è assistita dall’avvocato Cinzia Vaia. “Non si tratta di sensibilità o meno nei confronti degli animali”, ha spiegato  il legale. “Qui si parla di un contratto abitativo ad uso privato. E’ una questione di mero diritto”. “Certo che anche gli animali hanno i propri diritti”, ha continuato la Vaia, “ma ci sono anche norme civilistiche da applicare”. “L’mmobile è di nuova costruzione”, ha ricordato il legale, “la mia cliente è a conoscenza del fatto che in casa ci sono due cani e anche un gatto quasi randagio. Non vuole farne un ricovero per animali. A suo tempo, inoltre, la locataria aveva acconsentito che il residente tenesse nell’abitazione un animale in precarie condizioni di salute, ma solo in quell’occasione. Questa è una questione di puro diritto”.

La causa civile si discuterà davanti al giudice Tito Preioni a gennaio del prossimo anno.

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