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Maltrattamenti alla figlia, per il papà egiziano chiesti quattro anni e otto mesi

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Quattro anni e otto mesi di reclusione per Ashraf S., 30 anni, e 2 anni e otto mesi per Rehab S., la moglie. Queste le richieste di pena del pm Fabio Saponara nei confronti dei coniugi egiziani residenti a Soresina accusati di maltrattamenti in famiglia, con lesioni gravissime e gravi nei confronti della figlia di due anni, “facendola oggetto di ripetuti atti di violenza e sevizie fisiche, fino ad attingerla con dei morsi sul dorso, così da cagionarle gravissime lesioni”. Nella sua ordinanza, il gip Guido Salvini parla di “Shaken Baby Syndrome”, “che consegue ad un violento scuotimento del capo”.

Gli imputati, processati con il rito abbreviato, sono difesi dall’avvocato Marco Giusto, del foro di Crema. Davanti al gup Letizia Platè, che pronuncerà la sentenza il prossimo 6 dicembre, hanno reso una dichiarazione spontanea. “Cosa spero?”, ha detto la donna. “Che mio marito esca dal carcere al più presto”.

La piccola, che ora sta meglio, è ricoverata in un centro specializzato a Como. La madre può farle visita una volta al mese. Sul corpo della bambina il medico legale aveva riscontrato 27 segni di lesioni. Secondo l’ultima relazione medica, non è più in pericolo di vita, ma “i danni cerebrali e neurologici che ha subito sono in buona parte irreversibili”.

“Fondamentalmente abbiamo ricostruito il fatto”, ha spiegato l’avvocato Giusto. “La perizia del pm dice che la caduta è assolutamente compatibile con il trauma accusato dalla bambina. In forza di questo riteniamo che sia stato un evento sfortunato, da ascriversi per lo più al non aver messo a norma la scala interna della casa e al non aver portato immediatamente la bambina all’ospedale. Questo si spiega con il fatto che la bambina è epilettica, c’erano stati precedenti in Egitto. Hanno cercato di rianimarla con lo scuotimento, l’hanno messa sotto l’acqua, hanno fatto le cose che ognuno di noi avrebbe fatto al loro posto. Il mattino dopo si sono resi conto del suo stato e nel primo pomeriggio l’hanno portata in ospedale”. “Il morso?”, ha precisato il legale. “Da loro si usa così, era per svegliare la bambina. Un pizzicotto sulla schiena e sotto il vestitino per cercare di rianimarla”. Per il giudice Salvini, invece, “l’inspiegabile ritardo con cui la piccola è stata portata al pronto soccorso non può spiegarsi solo con il disinteresse e la mancanza di sentimenti di protezione, ma, più ragionevolmente, con il timore che venissero scoperti i maltrattamenti”.

Il papà, che per questo reato è ancora in carcere, era stato fermato dalla polizia di Cremona il 6 gennaio scorso durante un tentativo di fuga all’aeroporto di Bergamo con in mano un biglietto di sola andata per Alessandria d’Egitto. “Se uno vuole fuggire”, ha continuato l’avvocato Giusto, “prende una nave o un’auto, non un aereo che è il mezzo più controllato. Voleva andare in Egitto per prendere i documenti sanitari della bambina. Il biglietto di sola andata? Perché non sapeva quando avrebbe preso i documenti sanitari”. Per il fratello dell’arrestato, “l’imputato ha preso il biglietto di sola andata perché in quel periodo l’Egitto era nel caos, Mubarak era in prigione”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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