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Terremoto, ancora chiese inagibili Don Bonazzi: "Schede sismiche di luoghi di culto e oratori"

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Continua l’impegno dell’ufficio diocesano per i beni culturali a favore delle chiese colpite dal sisma del maggio scorso, ve ne sono ancora diverse che sono chiuse totalmente, altre solo parzialmente. Il punto con mons. Achille Bonazzi, delegato regionale e responsabile diocesano per i Beni culturali ecclesiastici.

Mons. Bonazzi, avete concluso il sopralluogo delle chiese terremotate?

«Nel mese di settembre sono state passate in rassegna le chiese della diocesi di Cremona in provincia di Mantova; la scorsa settimana si sono conclusi i sopralluoghi in provincia di Cremona. Lo abbiamo fatto con gruppi di lavoro composti da persone della Sovrintendenza di Brescia, della Direzione regionale e della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova, con cui la Direzione regionale ha stipulato una convenzione».

Quale la stima dei danni?

«La stima dei danni, sulla base delle tabelle elaborate, corrisponde a quella che era già stata elaborata a inizio estate, cioè tra gli otto e i dieci milioni di euro. La situazione non è andata peggiorando, ma anche la scorsa settimana si sono registrate nuove scosse e questo, su situazioni già delicate, può avere una certa incidenza: il quadro fessurativo, purtroppo, continua ad ampliarsi».

Ad oggi quali sono le chiese ancora inagibili in diocesi?

«Le chiese inagibili sono quella di Aspice, in parte quella di Corte de’ Frati, completamente quella della Santissima Trinità di Castelleone, in parte Motta Baluffi, in parte la chiesa del Bosco ex Parmigiano, in parte Pomponesco, completamente Cogozzo e a Sabbioneta la chiesa del Carmine e, ad oggi, ma spero possa essere proprio questioni di giorni, Villa Pasquali».

È vicina, dunque, la riapertura della chiesa del Bibiena?

«La chiesa è stata messa in sicurezza e spero che domenica 11 novembre possa accogliere il nuovo parroco, don Samuele Riva, in occasione della sua visita ufficiale a questa che è una delle quattro parrocchie di cui è diventato responsabile. Venerdì 9 novembre si terrà un nuovo sopralluogo alla presenza della Sovrintendenza di Brescia, dopo alcune polemiche sulla parziale chiusura – in modo reversibile – di alcuni buchi pontai, operazione che si è resa necessaria poiché, tolto il ponteggio del restauro in controfacciata, le piogge di fine settembre e inizio ottobre hanno fatto penetrare il guano dei piccioni che ha rovinato il lavoro appena portato a termine».

Come siete intervenuti per limitare i danni?

«Una volta innalzato il ponteggio per capirne le cause, abbiamo informato prima verbalmente e poi per iscritto la Sovrintendenza di Brescia, procedendo poi alla chiusura, pur senza il permesso scritto. Un’operazione criticata da qualcuno, che ha interessato la Sovrintendenza. Venerdì si svolgerà dunque il sopralluogo per accertare la reale necessità dei lavori compiuti. Voglio precisare comunque che si tratta di un intervento reversibile e che lascia la possibilità di ritornare tranquillamente alla situazione originaria».

Cos’altro è stato fatto in questi mesi?

«È stato presentato il progetto di recupero di Casteldidone. Invece mancano ancora quelli per Aspice, Corte de’ Frati e Casanova d’Offredi. Gli altri progetti per il recupero delle chiese ci sono tutti, il problema sarà poi quello dei fondi».

Proprio a questo riguardo nelle scorse settimana a San Benedetto Po lei ha incontrato il ministro per i Beni culturali…

«Il ministro Ornaghi mi è sembrato “cadere dalle nuvole” quando ho ricordato che sono stati sospesi i contributi per i beni culturali. Per questo mi pare che ci sia poca possibilità nell’immediato di avere soldi per il restauro. Invece sembrano vicini i contributi per la messa in sicurezza, che dovrebbero arrivare dal Comitato per la Regione Lombardia, con sede a Mantova, presieduto dall’ingegner Carlo Giacomelli. Spero che la caduta del Governo regionale non fermi questo piccolo contributo».

Oltre al problema della messa in sicurezza vi è anche quello della prevenzione, un altro capitolo spinoso…

«Per legge ciascun edificio di pubblico utilizzo, quindi anche chiese e oratori, dal 2003 dovrebbero stendere una scheda sismica, per mettere la Regione nella condizione di conoscere la situazione dei nostri edifici. Riconosco che siamo inadempienti: dopo Natale ci impegneremo in questo campo, anche perché ciò permetterà, in caso di calamità naturali, di avere quei contributi che, per legge, ci spettano. Di lavoro dunque ce n’è ancora tanto».

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