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Tragedia sul Po, titolare del ristorante galleggiante rinviato a giudizio

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In una disgrazia avvenuta a Casalmaggiore il 7 novembre del 2009 aveva perso la vita Giuseppe Agostini, 47 anni, di Lavis, in provincia di Trento, annegato a causa del cedimento di una zattera annessa al ristorante Km 415,4 al Lido Po di Casalmaggiore. Il corpo era stato ripescato nel tratto di fiume tra Boretto e Pieve Saliceto ed identificato grazie ai documenti rinvenutigli addosso.

Oggi il giudice per l’udienza preliminare Guido Salvini ha rinviato a giudizio per omicidio colposo Giovanni Bini, 57 anni, proprietario della società proprietaria del ristorante galleggiante. Bini è difeso dall’avvocato Cesare Gualazzini, mentre parte civile si è costituita la vedova della vittima anche per conto della figlia. Come responsabile civile è stata citata la Compagnia Fluviale Naviganti e Sognatori (il cui legale rappresentante è lo stesso Bini), rappresentata dall’avvocato Fabrizio Vappina, che a sua volta ha chiamato in causa la Compagnia di Assicurazioni Generali.

Per l’accusa, Bini avrebbe realizzato “artigianalmente e in carenza di autorizzazioni di legge il pontile in legno collegato alla struttura del barcone costituente il corpo centrale del pubblico esercizio di cui era gestore mediante putrelli in acciaio su cui consentiva l’accesso ai clienti del ristorante”. Quel pomeriggio erano saliti in quindici, determinando il crollo “per l’instabilità e l’inidoneità della struttura con conseguente precipitazione nelle acque del Po degli avventori, tra cui Giuseppe Agostini, che trascinato via dalla corrente perdeva la vita per annegamento”.

La vittima faceva parte di una comitiva di venditori della Folletto proveniente da diverse province del nord Italia. Dopo aver consumato il pranzo di lavoro a bordo del ristorante galleggiante, i colleghi si erano alzati da tavola ed erano saliti sul piccolo attracco per fare una foto di gruppo. La struttura non aveva retto al peso delle persone ed alcune di loro erano finite nelle gelide acque del Po. Scene drammatiche: qualcuno era riuscito ad aggrapparsi alla zattera, altri ancora erano stati trasportati decine di metri più avanti dalla forte corrente del Po, uno era svenuto. Si erano salvati in 14. L’unico a non farcela era stato Agostini, capoarea della nota marca di aspirapolveri: la moglie lo aveva visto sparire trascinato dalla forte corrente del fiume. Il suo corpo era stato notato tredici giorni dopo da due pescatori.

Sulla zattera dove era accaduto l’incidente non si poteva accedere, c’ era anche un nastro a strisce bianche e rosse di quelli che si usano nei cantieri a delimitare la zona off limits.

Il processo si aprirà il prossimo 7 febbraio.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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