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Progresso in Italia: il momento del chiarimento

Lettera scritta da Benito Fiori

Siamo ormai alla campagna elettorale. Anzi, alle campagne elettorali, quella per il rinnovo del Parlamento nazionale e quelle di due importanti Consigli regionali quali sono la Lombardia e il Lazio. Materia di confronto e di scontro dialettico ce n’è da vendere. Sui temi nazionali primeggiano le scelte per superare la crisi economica e la disperante disoccupazione, quelle ineludibili che riguardano la coerenza con l’appartenenza all’Europa e, prima fra tutte, come arrivare a ridurre il Debito pubblico. Il Gruppo di riflessione politica “il frantoio” auspica fortemente che l’etica civile recuperi il posto che da tempo ha perso nella nostra società attraverso una lotta senza quartiere alla corruzione e ai tanti conflitti di interesse che umiliano l’Italia e che hanno, tra l’altro, un costo reale sulla collettività. Da chi ha a cuore la tutela dell’ambiente, e quindi la salute dei cittadini, viene poi la speranza che la tragica situazione dell’Ilva di Taranto imponga finalmente un approfondito dibattito sull’attuale dicotomia tra i diritti primari al lavoro e alla salute, entrambi previsti dalla Costituzione. Un dibattito che fatalmente dovrebbe portare ad affrontare il significato di “Conservazione” e di “Progresso”, di “Destra” e di “Sinistra”. Distinzione resa complessa dal mutamento delle situazioni economiche, culturali e sociali e dalla frenetica rapidità con cui tutto ciò avviene. Non a caso assistiamo in questo inizio di propaganda elettorale ai reciproci scambi di accuse di “conservatori” tra le forze contendenti, dove tutte si ritengono al contempo “progressiste”, oltre che riformatrici. Sembra essere giunto il momento di fare capire agli elettori quali siano i discrimini, possibilmente riconosciuti, che separano le due posizioni. Se sia corretto definire “conservazione” la difesa dei diritti acquisiti dalle fasce di popolazione meno fortunate, oppure solo intenderla come una tappa per raggiungere con gradualità, ossia in “progress”, livelli sempre più alti e consoni alla dignità dell’uomo. Al tempo stesso, se sia  “progressista” la definizione per chi non ha gli stessi problemi e difende legittimamente il suo status, chiedendo a chi ha meno di sopportare il peso maggiore dei sacrifici. Se si è giunti a questo stato di confusione, le responsabilità ricadono sulla politica che in questi ultimi trent’anni non ha avuto il coraggio, la lungimiranza e la dovuta determinazione di ridistribuire più equamente le risorse e di impedire l’evasione e l’elusione fiscale, scaricando fatalmente così i costi di questa sua debolezza sul nostro devastante Debito pubblico (1981: 55% del Pil; 1990: 95%; 1994: 120%; 2007: 103%; 2012: 126%).

Per il Gruppo di riflessione politica “il frantoio”
Benito Fiori

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