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Don Giovanni capolavoro di Molière al Ponchielli

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Don Giovanni un capolavoro del teatro di tutti i tempi andrà in scena al Teatro Ponchielli venerdi 11 e sabato 12 gennaio (ore 20.30). Un classico sempre sospeso tra comicità e tragedia, che trova unità nel personaggio del “grande seduttore”: amante infedele, sposo adultero, debitore insolente, padrone tirannico, figlio crudele, ateo temerario e ipocrita temibile.

I biglietti sono in vendita alla biglietteria del Teatro, aperta tutti i giorni feriali dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 16.30 alle 19.30 (tel 0372 022001/02).
Questi i prezzi dei biglietti: platea e palchi € 21,00 – galleria € 14,00 – loggione € 10,00

Don Giovanni
di Molière
traduzione Cesare Garboli
scene e costumi  Laura Benzi
luci  Sandro Sussi
regia Antonio Zavatteri

LO SPETTACOLO

Commedia in cinque atti in prosa, Dom Juan ou Le festin de pierre fu rappresentata per la prima volta al Palais Royal di Parigi il 15 febbraio 1665. Prendendo spunto da un’antica leggenda (da cui lo spagnolo Tirso de Molina aveva già tratto un famoso dramma: El burlador de Sevilla), Molière narra le imprese di un gentiluomo di Corte, perverso e libertino, che, mentre con il servo Sganarello fugge per nave dai fratelli della abbandonata Donna Elvira, è gettato da una tempesta sulle coste italiane, dove seduce due contadine con la promessa di matrimonio. In seguito, Don Giovanni è protagonista di altre imprese, cui l’inseparabile Sganarello assiste sempre più allibito. In una foresta vuole costringere un povero a bestemmiare. Strada facendo salva la vita al fratello di Donna Elvira, la quale cerca invano di farlo ravvedere. Più tardi mette alla porta i creditori e tratta con scherno il padre che gli rimprovera la sua vita dissoluta. Infine, invita a cena la statua del Commendatore da lui ucciso in precedenza e, quando questa si presenta all’appuntamento, sull’impenitente Don Giovanni si abbatte un fulmine, la terra gli si apre sotto i piedi ed egli è inghiottito nell’inferno, mentre il servo Sganarello può solo lamentarsi del salario arretrato che nessuno gli pagherà.

Creando un personaggio che servirà poi d`esempio anche a Mozart e a Da Ponte, Molière (il cui vero nome era Jean-Baptiste Poquelin, 1622-1673) volle offrire al sovrano di Francia e al pubblico parigino uno spietato ritratto della gente di Corte, quale egli aveva ben conosciuto soprattutto in occasione delle dispute intorno al suo Tartuffe: gente che, dietro l’apparenza brillante e frivola, celava il vuoto spirituale e la più cinica amoralità.

Quello che ne nacque fu comunque un personaggio gigantesco, odioso e affascinante nello stesso tempo, capace di unire in sé empietà e dissolutezza, scetticismo e ipocrisia, vitalità materialista e ironico disprezzo delle leggi umane e divine. Il tutto in un continuo intrecciarsi di motivi e di situazioni molto diverse tra loro: ora grottesche, comiche e buffe; ora tragiche, drammatiche e severe; ora anche realistiche o farsesche, romanzesche o soprannaturali.

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