Cronaca

Vendesi casa di riposo, malati compresi Il Cda vuole alienare la Zucchi Falcina di Soresina La Cgil: "Inaccettabile dilettantismo"

Vendesi casa di riposo, malati compresi. Quasi cento anni di vita, una storia di donazioni e di amore per la propria città. Questo il destino della Casa di Riposo Zucchi Falcina sorta nel 1906 con i lasciti di Antonio Zucchi e della moglie Maria Falcina. Il Cda della Fondazione Zucchi Falcina ha deciso di istituire una commissione che valuti interessati all’acquisto. La delibera è stata congelata dal Prefetto ma l’indicazione è chiara. “Probabilmente dovremo vendere” , dice il presidente Veronica Fiamenghi. La ragione è nella drammatica situazione economica della Fondazione. Un autentico disastro di gestione, che prosegue da anni ma che pare aggravata dalle difficoltà avute con il nuovo cda. Il patrimonio della Fondazione è notevole. Ha ancora in proprietà anche la vecchia sede che ospita la scuola per Ragionieri e Geometri, per la quale  riceve un affitto dalla Provincia ma per cui poi si sobbarca grandi lavori di manutenzione. Uno degli errori più gravi compiuti dal Cda (il passato) è stato non accreditare la struttura con la Riabilitazione (che avrebbe portato denaro fresco) come hanno fatto altre case di riposo e che invece finirà nel nuovo Robbiani. L’Istituto è un IPAB (Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza) costituito in forma di R.S.A. (Residenza Sanitario Assistenziale) ed è convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale per offrire ospitalità a 213 persone in regime residenziale e 10 semiresidenzialità (Centro Diurno). Acquistare un istituto con “accreditamento” per 223 persone può essere un business, come insegnano operazioni di questo tipo messe in atto in Brianza. In provincia di Cremona la scelta di vendere un bene di tutta una comunità, com’è appunto una casa di riposo e la Zucchi Falcina per i soresinesi, è un atto mai visto in precedenza. In provincia ci sono 26 strutture per anziani e, al di là del valore sociale, sono anche il secondo “polo occupazionale” del territorio.

“La situazione è gravissima – dice Donata Bertoletti della Cgil – ma non si può scoprire oggi questa difficoltà, da tempo i sindacati dicono queste cose. Qualcuno ne dovrà rispondere. Dov’è il sindaco che decide di disfarsi di una cosa che non è sua ma di tutta la comunità soresinese? Dove sono i Cda che si sono succeduti, fino all’ultimo che ha dato prova di un ‘inaccettabile dilettantismo’? Poche persone dispongono del patrimonio di tutti e fanno ciò che vogliono? Nessun coinvolgimento dei soresinesi, nessuna proposta alternativa, nessun patto con la città. La scelta di alienare, è uno scaricare il problema sociale e occupazionale”.

Martedì 29 si terrà un incontro tra sindacati e consiglio della casa di riposo. Fino ad allora la delibera che apre all’alienazione è bloccata dal Prefetto.

Sul tema, l’interrogazione dei consiglieri provinciali Giuseppe Torchio, Clarita Milesi e Giovanni Biondi. “Considerato che la giunta comunale sembrava orientata all’affitto di un ramo d’azienda evitando, in tal modo la perdita definitiva dei posti letto assegnati alla struttura e la “capitolazione” del sistema di welfare a gestione pubblica e ritenuto che la smobilitazione del sistema di assistenza sociale creato da secoli di filantropia e di attenzione alla popolazione anziana e disagiata  parte da decisioni di tale natura che generano forte preoccupazione nella popolazione e nell’utenza anziana oltre che nell’importante realtà degli addetti ai servizi socio-assistenziali, interroghiamo la Giunta per sapere se non intenda provvedere ad udire le varie forze in campo e a predisporre un atto di indirizzo sulla materia, tenuto conto dei risvolti economici ed occupazionali sul settore che occupa migliaia di addetti e considerato il forte riverbero a livello sociale su tutta la realtà provinciale”.

La lettera di protesta dei sindacati

Il verbale del tentativo di conciliazione in prefettura

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