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Centrale idroelettrica a Crotta, studio sull'impatto dell'opera

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“Con soddisfazione rileviamo che è passata la linea fin dall’inizio proposta dalla nostra Organizzazione, in perfetta sintonia con i Comuni interessati: quella, cioè, di promuovere un quadro approfondito della questione, attraverso uno studio dell’impatto dell’opera sul territorio. Si è compiuto un passo importante per improntare un percorso, chiesto con forza da Coldiretti, all’insegna della trasparenza e del vero coinvolgimento di enti locali, aziende agricole e realtà ambientali, in una vicenda in cui è in gioco la tutela del territorio e del lavoro di tante imprese”. Simone Solfanelli, Direttore di Coldrietti Cremona, fa il punto nella vicenda del progetto di una centrale idroelettrica nell’ultimo tratto del fiume Adda (centrale che sorgerebbe a Castelnuovo Bocca d’Adda, nel lodigiano, ma che coinvolgerebbe un’ampia fascia di territorio cremonese posta all’interno del Parco Adda Sud), dopo l’incontro tenutosi in Provincia a Lodi, convocato dall’assessore all’Ambiente Elena Maiocchi in accordo con l’assessore all’Agricoltura e Ambiente della provincia di Cremona Gianluca Pinotti.

Nel summit tenutosi mercoledì 30 gennaio a Lodi – cui hanno preso parte i rappresentanti dei comuni rivieraschi interessati dal progetto, le Organizzazioni agricole, i Consorzi di Bonifica, il Parco Adda Sud, nonché i progettisti dell’impianto – si è stabilito che sarà costituita una commissione tecnica chiamata a studiare gli effetti sui terreni agricoli causati dalla realizzazione della Centrale. Si valuteranno dunque le conseguenze dell’innalzamento della falda, di fronte a un’opera che – stando al progetto – per alimentare la centrale creerebbe un invaso di 3 milioni di metri cubi d’acqua, comportando un innalzamento di tre metri del livello del fiume, con un rigurgito del bacino destinato a risalire per 14 km fino ad arrivare al salto che l’Adda compie nei pressi di Pizzighettone.
All’incontro in provincia a Lodi la Coldiretti era presente con il Direttore di Coldiretti Cremona Simone Solfanelli, i tecnici Marco Benedini e Andrea Ragazzini, e con Francesca Toscani, Segretario della Zona Coldiretti di Codogno.

Coldiretti Cremona si è presentata all’appuntamento con una prima “Relazione agronomica e stima del danno fondiario potenziale”. “Premesso che un’indagine volta a far emergere i potenziali danni causati dall’innalzamento della falda freatica richiederebbe l’acquisizione di informazioni e di dati scientifici relativi all’andamento della falda monitorando la stessa per almeno  un anno, posizionando in loco una rete piezometrica adeguata – hanno precisato i tecnici di Coldiretti Cremona – e poiché in questa fase la mancanza di tempo non consente di operare in tal senso, si è scelto di procedere all’analisi di un’area rappresentativa, che è già stata oggetto di studi e approfondimenti legati a problematiche simili”. I tecnici Coldiretti hanno dunque portato una serie di dati acquisiti in due annate agrarie a seguito di altri fenomeni di allagamento già verificatisi a Crotta d’Adda, nelle zone ora interessate dalla Centrale (allagamenti, con gravi danni per l’agricoltura, allora ascrivibili all’innalzamento della falda dovuto alle perdite dell’adiacente Canale Navigabile Milano-Cremona-Po).

Ribadita la preoccupazione delle imprese agricole che operano lungo l’asta del fiume, preoccupazione condivisa dai Comuni, capitanati da Crotta d’Adda, e rafforzata dall’evidenza che si vanno a colpire aree già soggette a problematiche di allagamento, Coldiretti ha così dimostrato la necessità di basare ogni ulteriore passo in questa vicenda su uno studio approfondito delle criticità e delle possibile conseguenze, nonché sul coinvolgimento di tutti i soggetti e di tutti gli enti interessati.  La richiesta è passata, con l’impegno condiviso di dar vita a una commissione costituita dalle Province di Cremona e Lodi, che radunerà i tecnici incaricati dai Comuni e dalle Organizzazioni agricole, insieme ai geologi designati dal progettista e dalla società che intende realizzare la centrale. La Commissione avrà inoltre il compito di monitorare l’intero iter, a tutela del territorio e delle comunità che lo vivono e vi operano.

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