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Scuole, l'Apc assorbe l'istituto Marazzi 'Senza fondi non si va da nessuna parte' Denuncia del preside

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Nasce il Polo professionale provinciale che unifica (mantenendo però distinti gli organici degli insegnanti) gli istituti Apc di Cremona e Marazzi di Crema, un’imposizione per tagliare i costi – le due scuole sono sottodimensionate – ma che Provincia e i due comuni interessati intendono trasformare in occasione di rilancio per questo segmento educativo spesso considerato di serie B. Nel pomeriggio, la presentazione del nuovo Polo presso la sede di via Dante della Provincia, alla presenza degli assessori Paola Orini, Jane Alquati, Angela Beretta e dei due dirigenti, entrambi in reggenza delle scuole interessate alla fusione, Pietro Bellisario e Roberta Mozzi. Presenti anche i rappresentanti di industriali e artigiani, categorie economiche che con questo tipo di scuole hanno direttamente a che fare. Ma, forse inaspettatamente, la presentazione si è trasformata in una dura denuncia da parte del dirigente Bellisario riguardo la carenza di risorse destinate all’istruzione professionale e alla mancanza di “pari dignità” con i concorrenti della formazione professionale (la cui competenza è della Regione). Negli ultimi tre anni il sistema della Formazione ha abbondantemente “pescato” nello stesso bacino d’utenza dei professionali per l’artigianato, di cui l’Apc è un esempio, offrendo corsi triennali più appetibili per chi cerca di inserirsi il più presto possibile nel mondo del lavoro. Sono anni che l’Apc combatte contro un calo di iscrizioni e la riforma Gelmini ha peggiorato le cose, allungando di due anni obbligatoriamente il percorso professionale nelle scuole statali. Ovvio – ha spiegato il dirigente- che molte famiglie abbiano fatto la scelta dei corsi triennali della Regione. Succede così, ad esempio, che il corso per autoriparatori che era uno dei fiori all’occhiello dell’Apc sia ora disertato.

La presentazione

Bellisario ha lamentato la carenza di visibilità dei corsi triennali all’interno di un professionale come l’Apc (chiamando in causa seppur garbatamente la stessa Provincia), enumerando i tanti mali di cui soffre lo storico istituto di via Gerolamo da Cremona: laboratori con macchinari che quando si rompono non possono essere riparati per mancanza di fondi (dallo Stato), né tantomeno sostituiti; il problema delle classi multietniche che rendono pesantissimo il lavoro degli insegnanti; la cronica mancanza di fondi di istituto che consentano, ad esempio, il pagamento delle visite mediche e dei corsi per la sicurezza per i percorsi di alternanza scuola – lavoro. Novità di quest’anno, le iscrizioni on line che, in una scuola con una particolare base sociale come l’Apc, vedono una media molto più alta di famiglie in difficoltà, rispetto ai licei. La richiesta pressante che Bellisario e Mozzi hanno fatto ad artigiani ed industriali è che, con la nascita del Polo professionale, si possano finanziare gli investimenti indispensabili per rendere questi corsi davvero funzionali.

Con la speranza che la forza d’urto del nuovo soggetto possa convincere il Ministero (tramite l’Ufficio regionale) ad aumentare gli organici dei professionali: “Insegnare a 27 alunni in un liceo classico non è come insegnare a 27 alunni dell’Apc”, è stato detto.

Su alcuni capitoli però si possono già intravvedere diversità di vedute tra scuola e mondo del lavoro: “I laboratori moderni esistono già, sono le nostre aziende”, ha detto tra l’altro il rappresentante di categoria. E il sindacato: “La scuola deve prima di tutto formare la persona, poi il lavoratore”, ha risposto Maria Teresa Perin, segretario Cgil-Flc.

Importante novità del Polo sarà la costituzione al suo interno di un Comitato Tecnico Scientifico (organismo facoltativo previsto dalla legge Gelmini per favorire l’incontro della scuola col mondo del lavoro) con la presenza anche dei sindacati. I quali, attraverso Monica Manfredini (segretario confederale Cisl), hanno evidenziato gli identici problemi dei dirigenti in quanto alla drammatica carenza di risorse: “Si accusa la scuola di essere autoreferenziale – ha detto Manfredini – spesso anche le categorie economiche lo sono. Le scuole professionali sono più costose delle altre, ci vogliono laboratori con tutti i crismi della sicurezza e spazi adeguati. Insomma, senza risorse non andiamo molto lontano”.

E sì che chi esce da queste scuole il lavoro lo trova subito, nonostante la crisi: “Per alcuni studenti, spesso stranieri – ha detto Mozzi – ci sono addirittura le prenotazioni da parte delle aziende”. Alle iscrizioni mancano pochi giorni, il 28 febbraio si chiude. E il nuovo Apc (con sezione cremasca), attende con fiducia i nuovi iscritti. Chi sarà a dirigere il nuovo istituto non si sa ancora.

g.b.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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