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Manca il via libera allo smantellamento Ministero in ritardo sulle aree Tamoil Nuovi progetti in stallo

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Nessun segnale positivo per la reindustrializzazione dell’area di proprietà Tamoil ancora da bonificare. Manca il via libera del Ministero dell’Ambiente allo smantellamento degli impianti dismessi, e questo blocca qualsiasi eventuale progetto di nuova attività.  Lo conferma l’assessore all’Ambiente, Francesco Bordi, facendo il punto sullo stato dell’arte nell’area dell’ex raffineria. E sì che “sarebbe interesse della stessa Tamoil concedere il terreno per altre attività industriali. Le idee e anche qualche proposta concreta ci sono, ma per ora restano tutte sulla carta”.

C’è ad esempio l’interessamento di un gruppo imprenditoriale attivo nel riciclo della plastica; Tamoil stessa sarebbe interessata alla lavorazione delle plastiche per ricavarne idrocarburi; c’è poi l’idea di una centrale di cogenerazione utile per incrementare il teleriscaldamento cittadino. Idee appunto, in un momento che non è il più propizio per nuove iniziative imprenditoriali:  “O pensiamo che Cremona appartenga ad un altro mondo rispetto a quello attuale, oppure è evidente che la reindustrializzazione di questo sito è molto complicata”, spiega Marco Arcari, segretario della Filctem – Cgil. “L’azienda dimostra di voler tener fede agli impegni sottoscritti e dal punto di vista dei diritti dei lavoratori lo sta facendo. Si dice anche disposta a valutare progetti che riguardino l’area non occupata dal deposito, ma è ovvio che lì sarà difficile che arrivi qualcuno che produce cioccolato”. In altri termini: Tamoil, proprietaria dei terreni inquinati, collaborerà per progetti industriali più o meno attinenti al proprio settore industriale, non ad altri. L’impianto per rendere riutilizzabile la plastica poteva essere uno di questi. Non pensiamo però ad impianti a basso impatto ambientale: tutto ciò che implica trasformazione di materia è anche fonte di inquinamento. La vicinanza dell’area al centro abitato e l’abbondanza di capannoni  in diverse aree industriali della provincia, svuotati dalla crisi economica, fanno sì che anche un’ipotetica ricicleria sia più propensa a cercare altrove la propria sede e non a ridosso delle canottieri e alle case di viale Po. “E comunque sarebbe un impianto che richiede un iter autorizzativo lungo e complesso – aggiunge Arcari – Non immaginiamoci certo che possa prendere il via nell’arco di pochi mesi”.

Tra l’altro, quasi tutte le ipotesi in campo richiedono personale in quantità estremamente ridotta rispetto ai numeri della raffineria. Per coloro che non sono stati riassorbiti in altre sedi del gruppo Tamoil, la cassa integrazione durerà fino a metà dicembre (al termine del biennio di cassa integrazione straordinaria), dopodichè scatterà la mobilità. Nel deposito sono attualmente al lavoro 48 dipendenti, a cui si aggiungono i tre dell’oleodotto. Visto l’arretramento generale dell’economia italiana, anche il sito cremonese sta lavorando a ritmi più rallentati rispetto alle previsioni di due anni fa, ma al momento non sembrano esserci particolari problemi.

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