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Export alimentare +7,4% Cremona cresce meno della Lombardia

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Tiene l’export alimentare della provincia di Cremona, aumentato dal 2011 al 2012 del 7,4%, ma meno delle altre province lombarde. Una crescita non eccelsa, considerando che Varese è cresciuta del 22%, Sondrio del 14,2%, Bergamo del 16,6, Lodi del 17,2%, la vicina Mantova dell’8,3. Lo evidenziano Coldiretti e camera di Commercio di Milano in un’analisi delle risorse che le aziende agricole stanno mettendo in campo per fronteggiare la crisi, ad esempio aprendo nuovi bed and breakfast e attività di ristorazione. ‘Qualità e nuovi servizi legati all’accoglienza e alla ristorazione, nonostante un calo medio stimato del 10% sul fatturato annuo. Così le imprese agricole lombarde reagiscono alla crisi. Sono oltre 49mila le imprese agricole a fine 2012, in calo del -1,5% in un anno, il 6,2% nazionale. Circa una su quattro è femminile.  Prime province per imprese: Brescia con quasi 11mila, Mantova con oltre 8mila, Pavia con oltre 7mila, Bergamo con oltre 5mila, Cremona con oltre 4 mila, Milano con  circa 3.600. Stabili nell’ultimo anno gli addetti del settore, circa 60 mila in Lombardia (fonte: registro imprese al quarto trimestre 2012 e 2011).

In generale sono cresciute nel 2012 le esportazioni lombarde di prodotti alimentari, +5% in un anno, per un valore di  quasi 4 miliardi di euro. Principali destinazioni sono Francia (16%) e Germania (13%) ma si fanno notare anche gli Stati Uniti (6%). Ancora basso l’export verso la Cina anche se quasi raddoppia in un anno. Tra le province lombarde Milano è prima con oltre un miliardo di export, seguita da Pavia e Mantova con quasi mezzo miliardo. Esportiamo latte e formaggi, prodotti a base di carne lavorata e conservata e prodotti da forno.

“Il tema dell’alimentazione – ha dichiarato Carlo Franciosi, Presidente di Coldiretti di Milano Lodi e Monza Brianza e consigliere della Camera di commercio di Milano – tocca in modo diffuso le abitudini quotidiane dei cittadini e la qualità della vita e assume una rilevanza ancora maggiore in vista di Expo 2015, dove non si parlerà solo di cibo, ma anche di accoglienza e conoscenza dei territori, agricoltura e cultura, scenari internazionali e piccoli paesi, in un’ottica glocal, globale e locale insieme, in grado di offrire una visione completa della realtà che cambia e che ben si adatta ai nuovi tempi che stiamo vivendo”.

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