Ex cava Alberti, i difensori: “Nessuna situazione di emergenza ambientale nella falda”
I legali di Ogliari specificano che "non è emersa alcuna contaminazione significativa delle acque sotterranee. Il procedimento è ancora nella sua fase iniziale"
Gli avvocati Gian Filippo Schiaffino e Nicholas Parati, del Foro di Milano, difensori di fiducia di Davide Ogliari, proprietario dell’ex cava Alberti di Santa Maria a Crema, intervengono a precisazione di alcuni aspetti relativi alla vicenda processuale, sostenendo che nel procedimento giudiziario “non esistono responsabilità accertate” nei confronti degli imputati.
“Il contenuto dell’articolo pubblicato il 18 maggio 2026 su Cremonaoggi – sostengono i legali – propone una ricostruzione non aderente alle risultanze processuali emerse nel corso dell’udienza, offrendo una rappresentazione incompleta e fuorviante della vicenda. L’articolo individua infatti nel signor Ogliari il principale responsabile delle contestazioni oggetto del procedimento penale, rappresentando come accertate circostanze che risultano, al contrario, ancora oggetto di verifica processuale e tecnica”.
“Si evidenzia, infatti, che il procedimento è tuttora nella sua fase iniziale – proseguono i legali – e che nessuna responsabilità è stata accertata nei confronti degli imputati, nel rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza. Il contenuto pubblicato attribuisce, inoltre, carattere certo a circostanze ancora controverse, riportando espressioni dai toni fortemente allarmistici, quali ‘rifiuti tossici nocivi’, ‘contaminazione dell’area’ e ‘altissima diffusione di patologie tumorali’, senza che tali affermazioni trovino conferma negli accertamenti tecnici svolti nel corso delle indagini”.
“Dagli atti investigativi – concludono i difensori di fiducia di Ogliari – non è, infatti, emersa alcuna contaminazione significativa delle acque sotterranee, né alcuna situazione di emergenza ambientale attiva nella falda. La ricostruzione offerta al pubblico risulta, pertanto, incompleta e non aderente alla reale situazione processuale, generando una percezione distorta dei fatti e attribuendo al signor Ogliari responsabilità che non trovano riscontro negli atti processuali, con grave pregiudizio per la sua reputazione personale e professionale”.